Un anno e mezzo i c.d. “Panama Papers”, il Consorzio giornalistico internazionale (ICIJ) un progetto  di giornalismo investigativo che ha coinvolto quasi 100 testate giornalistiche nel mondo, incluse Trouw e FD per l’Olanda e il Gruppo l’Espresso per l’Italia, ha pubblicato ieri sera i “Paradise Papers” una nuova inchiesta che mette in luce gli investimenti nei “paradisi fiscali” di capi di stato, personaggi dello spettacolo e altre figure delle “elitè” mondiali.

Tra i nomi di spicco, uomini dell’entourage di Donald Trump e del presidente russo Vladimir Putin, la regina regina Elisabetta II e il primo ministro canadese Justin Trudeau.

Spuntano tra  le carte dell’inchiesta, un gigantesco archivio di quasi 2 terabyte, multinazionali come Apple, Nike e Glencore che utilizzano in maniera massiccia costruzioni fiscali complesse per spostare capitali nelle piccole isole dei caraibi tax free.

Le rivelazioni più delicate riguardano Wilbur Ross, segretario di stato al commercio nell’amministrazione Trump: secondo i documenti, il funzionario sarebbe in affari con il suocero del presidente russo Vladimir Putin nonostante tra i suoi incarichi ci sia proprio quello di curare  le  relazioni commerciali con gli USA e di supervisionare l’embargo alla Crimea.

Da chiarire anche la posizione si Stephen Bronfman, amico e finanziatore della campagna del primo ministro canadese Justin Trudeau: proprio lui, lo scorso anno, con la pubblicazione dei Panama Papers aveva chiesto una stretta sui “paradisi fiscali”. Ora i documenti lo accusano di aver deviato milioni di dollari sulle Isole Cayman.

Senza contare gli investimenti della casa reale britannica e il cantante degi U2 Bono, che avrebbe evaso milioni verso la Lituania. Anche altri politici, ministri, artisti e gente del mondo della musica e dell’arte sembrano avere interessi in paradisi fiscali.

Tra gli olandesi sono spuntati, principalmente, nomi di imprenditori.

I documenti sono stati procurati da una fonte anonima del quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung e processato attraverso il Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (ICIJ) in 67 paesi, inclusi i Paesi Bassi e l’Italia.

Il maxi-leak contiene 13,4 milioni di file e si articola in tre parti. La documentazione proviene dall’ufficio di consulenza legale Appleby e dall’Estera Trust Office. Il leak contiene anche i dati dell’ufficio Asiaciti Trust di Singapore e dei registri delle imprese di diciannove paesi “paradisi fiscali”. Appleby è una delle agenzie più prestigiose tra quelle che operano da paradisi fiscali, in contrasto con Mossack Fonseca, l’agenzia dei Panama Papers, ben nota per le controversie.

Appleby, scrive il Trouw, è nota per l’attenta selezione dei clienti; per questa ragione il contenuto dei Paradise Papers ha un valore di gran lunga superiore a quello dei Panama.