Dall’inizio della pandemia l’esercito ha raccolto segretamente i dati dei cittadini. Lo dice un’inchiesta di NRC.

I dati, raccolti su larga scala, sono stati consegnati all’agenzia anti terrorismo NCTV e alla polizia. La mappatura sarebbe partita dal centro LIMC, un’unità di difesa istituita a metà marzo per sorvegliare l’andamento del virus. L’unità si è occupata principalmente di tracciare la disinformazione fra cittadini ma ha raggruppato diverse tipologie di dati.

L’esercito ha sorvegliato per mesi, gruppi come Viruswaarheid e Yellow Vests, ma anche media “alternativi” come Jensen.nl e De Andere Krant. Inoltre, i militari hanno mappato gli incendi dolosi alle torri del 5G.

Il centro LIMC usa database “open source”, ma non sempre. A volte ricorre a database “semi-chiusi“. Questi ultimi contengono analisi del comportamento e informazioni prese da ospedali o case di riposo. Secondo NRC ci sarebbero anche registrazioni prese da software della polizia o tratte da incontri ufficiali del Ministero.

Secondo NRC, la Difesa e l’esercito non hanno il potere di raccogliere tante informazioni sui cittadini. Possono lavorare solo sotto la supervisione dell’autorità, non di propria iniziativa.

In risposta, il Ministero della Difesa ha negato di aver diffuso le analisi e i dati raccolti dall’esercito. E l’unità LIMC ha affermato di aver usato solo fonti pubbliche. Per D66, “la Difesa non può svolgere il ruolo dell’intelligence”. Il partito ha chiesto al Parlamento di discutere la vicenda.