Lindustria ludica olandese è leader mondiale nello sviluppo di giochi tradizionali e digitali. Che sia per sviluppare abilità o sviluppare conoscenze nei più piccoli, il primato olandese non è certo un caso. E’ invece frutto della cultura del gioco che i Paesi Bassi hanno sviluppato nei secoli. 

Il filosofo e umanista Desiderius Erasmus Roterodamus, più conosciuto come Erasmo da Rotterdam, non è stato soltanto il celebre autore dell’Elogio della Follia. Erasmo ha infatti composto anche opere educative. In un suo libro dedicato all’educazione dei bambini, ricorda come i più piccoli debbano essere educati fin dalla più tenera età per non diventare semplicemente “meccanismi utili della società”. I bambini andrebbero trattati in modo equo e con rispetto; dovrebbero essere incoraggiati e non puniti. Erasmo osserva infatti come l’apprendimento nei fanciulli dipenda in gran parte dalla motivazione che li spinge: gli insegnanti dovrebbero insegnare tutto in modo tale che i bambini non abbiano l’impressione che stiano lavorando, ma credano che tutto sia un gioco. Le idee di Erasmo si discostarono totalmente dai metodi pedagogici del suo tempo. Nel Medioevo, la punizione corporale e la disciplina erano la norma. 

A quattro secoli di distanza, la maggiore figura intellettuale olandese legata al gioco è stata quella di Johan Huizinga. Lo storico e antropologo ha dedicato a questo tema una delle sue opere principali: Homo Ludens (uomo che gioca) pubblicato nel 1939 ad Amsterdam. Secondo Huizinga, oltre che pensare e agire, l’attività che contraddistingue l’uomo è quella di essere “ludico” (anche se tale funzione non è prerogativa soltanto umana ma animale). Giocare è un’attività volontaria che funziona secondo regole e porta piacere. Per giocare, le persone hanno bisogno di uno spazio dove si sentano al sicuro. Questo può essere qualsiasi cosa: un’arena, un palcoscenico, un tavolo da gioco, un tempio o un cerchio magico. Attraverso il gioco può nascere e continuare a svilupparsi una società. Da storico, Huizinga ricorda che gli elementi essenziali della nostra cultura – giustizia, arte, sport – risalgono a giochi antichi.

Ma qual è il valore del gioco al giorno d’oggi? Apprendere giocando non significa soltanto che un giocatore impari in un clima rilassato. Giocare implica la necessità di porsi sempre nuove sfide e soprattutto la necessità di commettere errori.

Il gioco non è altro che una festa dell’errore. Un gioco riguarda la finzione, l’eccitazione, la sfida, la maestria e la vittoria. Questa combinazione non solo motiva i bambini, ma anche gli adulti a continuare a giocare e a imparare. 

E si tratta di una pratica che troviamo non soltanto nelle scuole olandesi ma anche nel mondo degli affari.

Delle 330 aziende nel settore dei giochi, il 57% si occupa di sviluppare “serious games”- giochi digitali per apprendere abilità o acquisire conoscenze -, mentre il 44% è impegnato esclusivamente in questo. Questa percentuale è significativamente più alta rispetto ad altri Paesi. L’Olanda sta quindi guidando il mondo nello sviluppo di giochi seri e di apprendimento basato sul gioco. Non sorprende che i principi del gioco, una volta concepiti e descritti da Erasmo e Huizinga, svolgano un ruolo fondamentale.