In un pezzo di opinione sul quotidiano AD, dal titolo “Brokken”, lo scrittore e commentatore Özcan Akyol plaude al riconoscimento dell’ingiustizia da parte delle istituzioni e all’attivazione di un programma di risarcimenti per le vittime nel caso dello scandalo dei sussidi.

L’opinionista lancia un monito: c’è costernazione generale e indignazione da parte dei politici ma nessuno di loro ha, effettivamente, ammesso la propria responsabilità: “Chi ha effettivamente ammesso liberamente di essere colpevole? In ogni caso non Eric Wiebes, l’ex ministro delle finanze, che ha detto:” Non mi sento in colpa, ma fortemente responsabile “.

E lo stesso ha detto Rutte, ricorda Akyol: “Non mi sento direttamente responsabile del caso, ma mi sento coinvolto. Voglio che l’accordo [con le famiglie n.d.r] sia un successo. ” E prima abbiamo anche sentito Lodewijk Asscher, ora dell’opposizione, dire che in realtà non sapeva nulla di ciò che stava accadendo, ma avrebbe dovuto raccogliere alcuni segnali prima, in modo da poter agire di conseguenza.

Queste reazioni danno la misura di quanto le dimissioni siano insufficienti se i ministri responsabili preferiscono ancora trincerarsi dietro “un sistema kafkiano, invece di rivendicare loro stessi la responsabilità”, dice ancora il columnist di AD.

Mark Rutte ha stabilito ieri che d’ora in poi “ogni documento inviato al parlamento (…) per il processo decisionale sarà reso pubblico”: sembra un’ammissione di colpa -si cambia registro- ma di fatto non lo è.

“Illustra l’astuzia politica di Mark Rutte, spesso elogiato per la sua ingegnosità durante le crisi. Ma mostra ancora una volta che l’umanità e la compassione sono difficili da trovare a L’Aia”

Sicuramente, le dimissioni davanti a questo scandalo sono un fatto positivo “ma se l’atteggiamento dell’attuale generazione di politici non cambia, non si andrà da nessuna parte, con buona pace di tutte le buone intenzioni dichiarate nella lettera di dimissioni di Mark Rutte”.

Dal mese prossimo comincia la campagna elettorale e i partiti torneranno a fare mille promesse. “La loro vita (politica) continua. I pezzi da raccogliere sono per le vittime”, conclude Akyol.