The Netherlands, an outsider's view.

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OPCW, l’organizzazione che fa la guerra alle armi chimiche

Una convenzione quasi universale (194 stati membri su 196 a livello globale), considerata il il più efficace accordo internazionale mai raggiunto

di Martina V.

Praticamente invisibili e poco costose, le armi chimiche, classificate come armi di distruzione di massa insieme a quelle nucleari e batteriologiche, fecero la prima strage della storia a Ieper, in Belgio, nel corso della Prima guerra mondiale. L’ultima volta che ne è stato riconosciuto ufficialmente l’impiego durante un conflitto, fu nel 1986 ad Halabja, in Kurdistan, per mano delle truppe di Saddam Hussein. Non è da escludere, tuttavia, che l’utilizzo sia avvenuto anche in conflitti più recenti.

 

Per proibirne la produzione e l’uso, e imporne l’eliminazione, è nato il trattato multilaterale di disarmo, considerato il più efficace accordo internazionale mai raggiunto:  con 190 Stati Parte, 2 membri che hanno firmato ma non ratificato (Israele e Myanmar) e  appena 4 Stati non membri (Egitto, Corea del Nord, Sudan del Sud e Angola) si tratta di una Convenzione quasi universale.

L’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimice, OPAC, dispone di un sistema di verifica capillare, implementato da un Segretariato Tecnico con sede a L’Aja, in cui lavorano circa 600 persone tra ispettori di impianti di produzione e stoccaggio, tecnici di laboratorio, esperti di cooperazione e sviluppo e personale amministrativo.

Nato da un’idea di Gorbaciov alla fine della Guerra Fredda, e rimasta a lungo nell’ombra della sua sorella piu’ grande e famosa, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica di Vienna, l’OPAC e’ salita agli onori delle cronache nell’Ottobre del 2013, quando si e’ vista assegnare a sorpresa il prestigioso Nobel per la Pace.

Il Nobel non e’ stato il solo evento recente ad aver segnato l’Organizzazione: nello stesso anno, la Siria, in piena guerra civile, ha firmato e ratificato la Convenzione. In seguito alla ratifica, e’ scattato l’obbligo di verifica di tutte le armi chimiche presenti sul territorio e la successiva distruzione di tutti gli arsenali e degli stabilimenti che li producevano; la Convenzione lascia agli Stati dieci anni di tempo per sbarazzarsi delle armi proibite  (scadenza peraltro non rispettata da nessuno, Stati Uniti e Federazione Russa in testa), ma per la Siria le cose sono andate molto in fretta, nonostante le istituzioni statali fossero al collasso

Ad oggi, possiamo dire che l’eliminazione delle armi chimiche e’ stato l’unico intervento della comunità internazionale ad aver marcato un (quasi) totale successo nella vicenda siriana. In un Mediterraneo in fiamme, le operazioni in Siria continuano, mentre si affacciano altre sfide, come quelle degli arsenali abbandonati in Libia. Tra gli stati mediorientali, mancano ancora all’appello Israele ed Egitto, che non hanno aderito alla Convenzione. ù

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