Poco tempo fa l’ultimo caso in Olanda: una famiglia afgana con quattro bambini è stata rimpatriata dopo quattro anni nei Paesi Bassi. Cresce ormai costantemente il numero dei rifugiati afhani a cui, una volta negato l’asilo viene imposto il rimpatrio. Defence For Children denuncia quanto questa situazione sia pericolosa e come soprattutto non tenga conto del benessere dei bambini.

A giustificare questi rimpatri è la decisione di Bruxelles di indicare l’Afghanistan come “paese sicuro”, ma, come Amnesty International sottolinea, questa decisione sembra scollata dalla realtà.

Lo stesso ministro afgano per l’immigrazione ha dichiarato il paese non sicuro. Attacchi e violenze, da tutte le parti, stanno aumentando, uccidendo molti civili.

Gli ultimi dati ufficiali del Ministero degli Affari Esteri afgano mostrano come nel 2018 ci siano state 10.993 vittime civili a causa dei conflitti interni. Si tratta di un aumento dell’11% rispetto al 2017.

Dall’inizio del ritiro delle truppe straniere (2012), la situazione deteriora ogni anno. Nonostante questo, il governo di Kabul ha stipulato nel 2017 un accordo con l’Europa per il rimpatrio dei rifugiati.

“Da un lato l’Afghanistan è considerato un posto pericolosissimo. Dall’altro, alle persone in fuga dal conflitto afgano viene detto di tornare in patria perché è un paese sicuro. Questa è ipocrisia al massimo livello”, ha dichiarato Horia Mosadiq, ricercatrice di Amnesty International per poi aggiungere: “È assurdo che un governo che non riesce a garantire la sicurezza neanche nella capitale abbia accettato il ritorno di rifugiati che non sarà in grado di proteggere”.

La preoccupazione più grande resta quella per i bambini. Come riporta l’UNICEF i bambini in Afghanistan crescono in circostanze molto difficili e pericolose. Il sistema di protezione dell’infanzia non può fornire ai bambini una protezione sufficiente contro la violenza, gli abusi, i matrimoni precoci, il lavoro minorile o il reclutamento come soldati. Più di un quarto di tutte le vittime civili sono bambini. Un rapporto di Save the Children conferma questo quadro.

Martine Goeman, avvocato di Defence for Children ha commentato riguardo al caso della famiglia recentemente espulsa in Olanda: “Ai sensi della Convenzione sui diritti dell’infanzia e della Carta europea dei diritti fondamentali, i Paesi Bassi hanno l’obbligo di proteggere il benessere e lo sviluppo dei bambini. Privando prima i bambini della loro libertà e poi volendoli deportare in Afghanistan, i loro interessi vengono seriamente danneggiati e al loro sviluppo viene inflitto un danno inaccettabile”.

L’Olanda non concede facilmente la residenza per le persone provenienti dall’Afghanistan. Nei Paesi Bassi la percentuale di afgani che ottiene l’asilo oscilla intorno al 35%, mentre negli altri paesi è molto più alta. L’Italia ha una percentuale del 98,4%, la Slovenia del 77,7%, la Francia del 66,9% la Germania del 52,2% e il Belgio del 50,6%. Paesi Bassi, Danimarca e Norvegia sono gli unici paesi in Europa che deportano famiglie con bambini.