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Omar al-Bashir, il presidente-dittatore del Sudan che la corte dell’Aja vuole processare

di Benedetta di Matteo

 

E’ uno dei più longevi dittatori in carica, una vera primula rossa per la Corte Penale de l’Aja, che lo cerca per crimini contro l’umanità da quasi 10 anni: Al-Bashir è riuscito a sfuggire all’arresto per quasi 100 volte, nonostante su di lui penda un mandato di cattura internazionale. Ma chi è il presidente-dittatore sudanese?

Omar al-Bashir Hassan è nato il 1 ° gennaio 1944 in una famiglia di contadini a Hosh Bannaga, un piccolo villaggio sulla riva orientale del fiume Nilo, circa 150 km a nord della capitale del Sudan Khartoum. Dopo essersi diplomato all’Accademia Militare del Sudan nel 1966, al-Bashir prestò servizio nel contingente sudanese inviato in Egitto per servire nella guerra del Kippur contro Israele iniziata nel 1973. Tornato in Sudan, si unì all’ala armata del Movimento Islamista, che si staccò dai Fratelli Musulmani e governò il Sudan quando al-Bashir prese il controllo del paese.

Nel 1989 al-Bashir riuscì a rimuovere il governo dell’ex primo ministro Sadiq al-Mahdi attraverso un colpo di Stato non violento e si autonominò Capo di Stato, dopodiché sciolse il consiglio militare nel 1993. Da allora ha governato esercitando un controllo ferreo, accusato da gruppi per la difesa dei diritti umani di aver usato violenza e tortura come mezzi ordinari per liberarsi dei suoi oppositori politici.

 

LE ACCUSE DI GENOCIDIO E CRIMINI DI GUERRA NEL DARFUR

Il 14 Luglio 2008, il procuratore generale presso la Corte penale internazionale ( ICC) chiese che venisse emesso un mandato di cattura nei suoi confronti Omar al-Bashir, il presidente-dittatore del Sudan che la corte dell’Aja vuole processareper genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità commessi contro la popolazione civile nella regione del Darfur.

Da allora, al-Bashir si è concentrato sulla sua sopravvivenza, e sfidando l’ICC, ha continuato a visitare Stati esteri amici, noncurante del mandato di cattura internazionale emesso dal tribunale. Nel 2013 ha ospitato il presidente iraniano Mahmoud Ahmedinejad a Khartoum. Due anni dopo, al-Bashir si è unito a un’alleanza guidata dai sauditi che era intervenuta nella guerra civile dello Yemen come parte di una strategia per contenere l’influenza dell’Iran.

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Il presidente dittatore ha anche corteggiato la Turchia e la Russia, nello stesso periodo in cui Khartoum ha intensificato la cooperazione per la sicurezza con Washington – sperando di accelerare l’emergenza del paese da decenni di sanzioni statunitensi che sono state revocate nel 2017.

Da quando si è insediato in quello che era il più grande paese dell’Africa, prima della secessione del Sud Sudan, ha combattuto una lunga guerra civile con i ribelli che si è conclusa con la proclamzione del nuovo Stato nel 2011 e la perdita di oltre il 70% del petrolio del paese.

Il Sudan ha sofferto lunghi periodi di isolamento dal 1993, quando gli Stati Uniti aggiunsero il governo di al-Bashir alla sua lista di sponsor al terrorismo. Washington introdusse le sanzioni quattro anni dopo. Al-Bashir è stato rieletto presidente nel 1996, nel 2000 e nel 2010.

 

LA CRISI ECONOMICA DEL 2018 E LE PROTESTE

La poltrona del dittatore sudanese, 75 anni, è traballante come mai prima d’ora: una serie di  proteste che vanno avanti da novembre, nonostante gli arresti in massa e una dura repressione da parte delle forze dell’ordine, lo hanno messo all’angolo sullo scacchiere internazionale.

Le autorità sostengono che almeno 30 persone sono morte durante i disordini, iniziati il ​​19 dicembre, dopo che il governo ha cercato di aumentare i prezzi del pane, mentre organizzazioni per la difesa dei i diritti umani, tra cui Amnesty International, ed esponenti locali dell’opposizione dicono che almeno 45 manifestanti sono stati uccisi. Centinaia sono stati feriti e un altro centinaio sono stati arrestati.

Nei mesi prima che iniziassero le proteste, i sudanesi già soffrivano a causa della crisi economica. Il governo aveva cercato di introdurre riforme, svalutando la sterlina sudanese e allentando le restrizioni all’importazione, ottenendo scarsi risultati.

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L’ondata di proteste è stata scatenata da un tentativo del governo di introdurre la vendita di pane non sovvenzionato, consentendo alle pasticcerie di praticare un prezzo più alto. Questo si è aggiunto alla crisi che aveva portato a carenze di carburante e di banconote, nonché ad una penuria generale di cibo e ad una crescita dell’inflazione fino al 72 percento.

A differenza dei disordini precedenti, le proteste si sono diffuse in parti del paese normalmente leali ad al-Bashir – e la risposta dura non è finora riuscita ad arginarne la diffusione. Al contrario, i manifestanti ora chiedono le dimissioni del presidente. In tutta risposta, il dittatore sudanese ha dichiarato un mese di stato d’emergenza e ha dissolto le amministrazioni provinciali e federali del paese, rimpiazzando i governi locali con persone a lui fedeli.

 


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