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Oleodotto in Nord Dakota, ABN cede: o ascoltano gli indiani o ci ritiriamo. Ma ING, non fa passi indietro: contratto vincolante

Prima, piccola, vittoria per il fronte pro-Sioux. Più difficile la situazione di ING che ha già erogato metà del prestito



ABN Amro sospenderà il finanziamento del fondo (ETE), del quale è partner, se nessuna soluzione verrà trovata sulla controversa vicenda dell’oleodotto americano in Nord Dakota contro il quale gli indiani Sioux stanno lottando da tempo. La loro mobilitazione ha ricevuto ampio sostegno internazionale e dopo un iniziale stop dell’amministrazione Obama, l’attuale amministrazione ha fatto ripartire i lavori ignorando le proteste.

Le banche olandesi ABN Amro e ING sono parte della cordata di finanziatori della grande opera e diversi gruppi di pressione nei Paesi Bassi, hanno lanciato petizioni per chiedere agli istituti di ritirarsi qualora l’amministrazione americana proseguisse con la costruzione, ignorando le preoccupazioni delle tribù. La questione principale sollevata dagli indiani  “Standing Rock” è che l’oleodotto -che nei progetti dovrebbe attraversare il loro territorio- potrebbe inquinare le falde acquifere in prossimità della riserva.

Abn sostiene, in un comunicato stampa, di aver sollevato la questione con gli altri soci della cordata: “In queste conversazioni, la banca ha espresso le sue preoccupazioni circa il coinvolgimento di ETE e si aspetta che anche gli altri soggetti coinvolti nel progetto cerchuno una soluzione accettabile per tutte le parti interessate alla costruzione del gasdotto. ”

Finché non ci sarà chiarezza e non emergerà una “soluzione accettabile” la banca non fornirà nuovi servizi a ETE. ABN AMRO evidenzia ulteriormente di non essere coinvolta nel finanziamento della costruzione del gasdotto.

“ABN Amro è contro ogni forma violenza e invita tutte le parti ad evitare escalation”, si legge nel comunicato stampa.

Responsabilità

“Questo ABN Amro assume la propria responsabilità sociale. Il buon esempio è seguito. Ora ING a muoversi”, dice il leader del progetto Peter gara Fair Guide Bank in un commento.

“L’oleodotto in Nord Dakota sembra essere una cartina di tornasole per le banche perchè riguarda  l’impatto dei loro investimenti sui diritti umani e sull’ambiente”, dice il direttore Johan Frijns diEerlijke Bankwijzer . Se ETE viola il codice etico di sostenibilità di ABN la banca, ha detto Frijns a NU.nl non ha altra scelta se non di troncare il suo rapporto con ETE.

ING

Nu.nl ha sentito il campaign manager di Greenpeace, Kim Schoppink , secondo la quale ING avrebbe venduto le sue azioni, nella società che dovrebbe gestire l’oleodotto, ma non ha ancora fatto passi indietro sul finanziamento assicurato alla compagnia. Su un investimento di 120milioni di dollari, 60 sarebbero stati già erogati. “Così, la banca rimane -comunque- in parte responsabile di violazioni dei diritti umani e dell’impatto ambientale causato dal progetto.” conclude Greenpeace.

L’amministratore delegato di ING, Ralph Hamers ha fatto sapere che  la sua banca è giuridicamente vincolata al prestito ma assicura, ancora una volta, che cercherà di persuadere le parti a trovare un accordo amichevole.

 



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