The Netherlands, an outsider's view.

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CULTURE

Olanda romana, quando i batavi cacciarono i romani. Il tributo di Rembrandt

Giulio Civile è nella mitologia batava l'uomo che guidò la rivolta dei batavi contro i romani



di Martina Bertola

 

Sentimenti contrastanti colpiscono gli olandesi quando si guarda all’antichità. Il sud dell’Olanda è orgoglioso di affondare le radici nella storia di un Impero come quello romano ma allo stesso tempo il mito dei Batavi, la popolazione che si rivoltò contro i Romani, suscita ancora orgoglio nella memoria collettiva.

Giulio (anche conosciuto come Claudio) Civile è quasi considerato un eroe nazionale e nel ‘600 era celebrato come esempio di coraggio, colui che opponendosi ai Romani aveva in qualche modo contribuito in maniera determinante a costruire l’identità olandese.

Siamo tra il 69 e il 70 d.C. e l’attuale Olanda era definita all’epoca Germania Inferiore. Il confine dell’Impero tagliava gli attuali Paesi Bassi a metà e lungo il Limes (confine) si trovavano gli stanziamenti romani più importanti, come quello di Nijmegen.

I Batavi, per via delle loro capacità straordinarie come nuotatori e combattenti, soprattutto a cavallo, erano esentati dal pagare tributi a Roma, ma in cambio erano costretti a fornire soldati. Tutti i maschi, non appena compiuti i 16 anni, si arruolavano nelle truppe ausiliare dell’esercito Romano e arrivarono a costituire il 4% del totale degli auxilia.

Giulio Civile, nome latino adottato sicuramente al posto del nome nativo, era un principe batavo e come tale aveva anch’egli servito, insieme con suo fratello, l’esercito romano. Coinvolto nelle campagne in Britannia, dopo 25 anni era riuscito a prendere la cittadinanza come veterano (da qui Civile cioè cittadino).

Quando nel 66 d.C. le truppe furono ritirate dalla Britannia e portate di nuovo in Italia, i due fratelli vennero arrestati con l’accusa, poi risultata infondata, di sedizione. Giulio Civile fu rilasciato, il fratello ucciso. Da qui la volontà di vendicarsi contro l’invasore romano.

I batavi erano stufi dei romani e Giulio Civile si trovò a cavalcare un’ondata di malcontento del suo popolo nei confronti degli invasori. L’impero aveva, infatti, bisogno di più uomini di quanti  non ne fossero stati concordati in precedenza, questo a causa di guerre civili che stavano scoppiando nell’Impero. In più i Batavi, pur se apprezzati, erano comunque considerati soldati di serie B. Guadagnavano meno ed erano spesso presi di mira dalla brutalità dei centurioni Romani.

Fu così che Giulio Civile si mise a capo del suo popolo e causò non poco imbarazzo ai romani, distruggendo ben quattro legioni. I Batavi ebbero a lungo la meglio, anche perché sul posto a comandare i romani c’era Ordeonio Flacco, che Tacito descrive come un vecchio infermo, il quale fece più danni che altro.

Alla fine fu Ceriale, inviato appositamente, che riuscì a trattare con Giulio Civile. Questa resa romana, che non scalfì comunque il rapporto di potere tra Batavi e Romani, i quali restarono sempre i conquistatori, forse è segnale delle dicerie che vogliono Giulio Civile, amico dell’imperatore Vespasiano, come doppiogiochista.

Nonostante tutto, nel ‘600, Giulio Civile era ufficialmente un eroe, il primo nazionalista. Per questo il municipio di Amsterdam commissionò a Rembrandt, ormai più che cinquantenne, un quadro che doveva celebrarne la fama.

In realtà il pittore era la seconda scelta, il quadro, essendo un’opera importante, era stato affidato a  Govert Flinck, suo maestro, ma questo morì all’improvviso. L’opera doveva rappresentare il Giuramento di Giulio Civile e dei suoi sostenitori, che, riunitisi nel bosco presero la storica decisone di rivoltarsi contro i romani. Il quadro avrebbe dovuto prendere posto all’interno del municipio in una sala dedicata ai Batavi, celebrati come valorosi antenati degli Olandesi. 

Per Rembrandt van de Rij, all’epoca già povero per via del crollo del mercato dei tulipani, questo lavoro commissionato rappresentava un colpo di fortuna. Purtroppo, però, la sua idea, di celebrare l’eroe barbaro in una rappresentazione che doveva ricordare la solennità dell’ultima cena di Leonardo Da Vinci, non incontrò i favori dei committenti. Dopo appena un anno il borgomastro decise di  restituire l’opera al pittore.

Rembrandt, allora, ne ridusse le dimensioni per rendere il quadro più vendibile. Oggi ciò che è rimasto dell’opera originaria si trova al Nationalmuseum di Stoccolma.



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