Per la prima volta nei Paesi Bassi un gattino è morto a causa dell’influenza aviaria. Altri sette cuccioli della stessa cucciolata, in una fattoria di capre, sono con ogni probabilità deceduti per lo stesso motivo, dopo che la madre aveva portato un uccello selvatico morto all’interno della stalla, dice NOS.
Secondo il virologo Thijs Kuiken (Erasmus MC), il passaggio del virus dagli uccelli ai mammiferi non è raro: negli ultimi anni sono stati colpiti volpi, foche, cani, bovini e, all’estero, anche interi allevamenti di visoni. Nei Paesi Bassi non erano però mai stati registrati decessi di gatti per aviaria, sebbene il virus abbia già ucciso altri mammiferi selvatici.
La probabilità che un gatto domestico contragga l’influenza aviaria resta molto bassa, anche se leggermente aumentata dalla forte circolazione del virus nel Paese: una recente analisi ha rilevato che una percentuale significativa di anatre selvatiche è attualmente infetta. Se un gatto contrae il virus può sviluppare forme gravi, come polmonite o problemi neurologici, ma non sempre la malattia è letale.
I sintomi da monitorare includono difficoltà respiratorie, starnuti, forte stanchezza, perdita di equilibrio, movimenti in tondo e apparenti problemi alla vista. Le misure preventive restano quelle già note: tenere i gatti in casa nelle aree dove l’influenza aviaria circola tra gli uccelli selvatici, soprattutto in autunno e inverno. Vale anche per i cani, che dovrebbero essere tenuti al guinzaglio per evitare il contatto con carcasse di uccelli.
Il virus può passare anche agli esseri umani, seppure raramente e in genere provocando sintomi più lievi. Non si esclude un possibile contagio da gatti a persone, anche se il rischio è considerato molto più basso. In caso di sintomi sospetti nel proprio animale, gli esperti raccomandano di rivolgersi al veterinario.







