The Netherlands, an outsider's view.

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Olanda: no alle “società zombie”. Ma per molte, il rischio è la bancarotta

Si definisce “società zombie” una società indebitata che necessita di salvataggi per non andare in bancarotta. Il termine si può anche riferire a una compagnia che riesce a pagare gli interessi sul debito ma non il debito stesso. Comunemente fa riferimento a quelle compagnie che senza sussidi esterni – spesso del governo – non riescono a sopravvivere.

L’Olanda ne ha poche, grazie alle misure di salvataggio del governo nella crisi creata dalla pandemia. Nonostante questo, il Financieele Dagblad (FD) prevede che ci sarà un aumento nei fallimenti per le aziende; il gruppo di assicurazioni e recupero crediti Atradius ha pubblicato dei dati nella rivista di economia ESB. L’approccio olandese alla crisi è stato “efficiente” secondo FD; il numero di compagnie in fallimento nel secondo trimestre non ha superato il 2% contro una previsione del 5%.

Significa che ogni tre compagnie su cento sopravvive grazie ai finanziamenti del governo, è la conclusione dei ricercatori. In altri Paesi europei il problema è molto più serio, mostrano i calcoli di Atradius.

Ad esempio in Belgio circa l’80% delle società salvate avrebbe dovuto dichiarare fallimento. Lo stesso per 40% di compagnie in Francia e Stati Uniti. Per le compagnie spagnole vale il 30%, per quelle britanniche il 25% e circa il 20% per le tedesche. La differenza sta nei regolamenti e nelle condizioni per il salvataggio: in Olanda sono più severe.

Il numero di compagnie zombie in Europa continua a crescere. Gli esperti di Atradius si aspettano un’onda di bancarotta per la fine dell’anno, quando i sussidi del governo si esauriranno.

L’esecutivo olandese vuole evitare che ci siano compagnie in difficoltà, alimentate solo da sussidi statali. Per questo ha ridotto il suo pacchetto di salvataggio di un terzo.