di Miriam Viscusi

Foto di Sara Prestianni

Il 2020 è stato certamente l’anno della pandemia ma tanti altri nodi cruciali fino a gennaio dello scorso anno, non sono stati risolti; sono semplicemente spariti dai radar. Di migrazioni, ad esempio, si è solo parlato meno di quanto si dovesse.

“Quest’anno c’è stata attenzione mediatica minore sul fenomeno delle migrazioni, ma non vuol dire che siano diminuiti i flussi. La migrazione è un fenomeno strutturale, che è rimasto costante perchè i motivi delle partenze, come conflitti e regimi dittatoriali, rimangono invariati”, dice Sara Prestianni responsabile dell’ufficio Migrazioni e Asilo di Euromed Rights. Addirittura, continua Sara, in alcuni Paesi le situazioni economiche e sociali sono peggiorate anche alla luce della pandemia. Sotto questo aspetto, si può raccontare una continuità con l’anno precedente.

Il numero di partenze verso la Libia, invece, si è ridotto in maniera significativa: “Ma solo perchè 1 persona su 2 che parte dalle coste libiche viene respinta, grazie agli accordi di Malta e Italia con la guardia costiera libica”. Chiusa una rotta, se n’è subito (ri)aperta un’altra: “Alle Canarie quest’anno sono arrivate 21mila persone, dieci volte rispetto all’anno scorso”. Non si parla però di nuova rotta, perchè era già successo nel 2006, quando 30mila persone erano sbarcate sull’arcipelago spagnolo da Marocco, Mauritania e Senegal. Per quanto riguarda il Marocco, quest’anno il percorso è stato diverso: “Le partenze si sono spostate più a sud e verso la città di Dakhla, per l’incremento di controlli alla frontiera settentrionale.”

I controlli sarebbero sponsorizzati dalla Spagna, dice Prestianni, grazie al fondo fiduciario UE per l’Africa stanziato per bloccare gli arrivi. E oggi, come nel 2006, il governo del Marocco utilizza il il dossier immigrazione nelle trattative con i Paesi europei e con l’UE. Quest’anno sono avvenuti gli incontri fra Ministri spagnoli e autorità marocchine, con l’obiettivo di negoziare accordi sulle espulsioni.

Sara Prestianni foto
Foto di Sara Prestianni

2020: ossessione europea per i respingimenti

Gli altri due grandi flussi del 2020 sono stati quello verso Lampedusa dalla Tunisia e quello dall’Algeria verso la Spagna meridionale.  Quest’ultima meta è l’alternativa alla Sardegna, dopo l’introduzione di un CIE nel sud della regione. “Per un quadro completo della situazione, dobbiamo menzionare anche altre rotte, alle quali corrispondono operazioni di respingimento“. Le rotte a cui si riferisce la rappresentante di Euromed sono quella dal Libano a Cipro, quella che dalla Turchia  porta alla in Grecia, e naturalmente la rotta balcanica. Lì le violenze della polizia non sono una novità: si tratta, probabilmente, del luogo in Europa dove avvengono i respingimenti più aggressivi.

Le Canarie, dove siamo state per Euromed, potrebbero essere il laboratorio del Patto europeo sulle migrazioni.” L’hotspot di Arguineguín, conosciuto come il molo della vergogna, è stato presto sostituito dal campo di Barranco Seco. In questi giorni stanno aprendo nuovi campi di “prima accoglienza”, strutture di tende in cui concentrare la richiesta di asilo già viste altrove. L’idea non è nuova: una replica di quello che già è successo a Lampedusa e Lesvos.

lampedusa - foto di Sara Prestianni
Foto di Sara Prestianni. Lampedusa 2020

Altro elemento strettamente legato alla pandemia sono le navi quarantena. Una soluzione già proposta in passato, con il nome di hotspot galleggianti, ma mai attuata. Ripresa come scusa perfettamente giustificata dall’emergenza, in realtà non è una soluzione accettabile. “Si tratta innanzitutto di un provvedimento discriminatorio, che impone una forma di quarantena ad hoc per i migranti, i quali invece dovrebbero essere integrati in un sistema di monitoraggio e controllo della pandemia come i cittadini degli stati membri.”

 

Ostacoli da parte delle istituzioni e problemi etici delle ONG in tempo di pandemia

Anche per Eugenio Cusumano, docente di relazioni internazionali e studi europei a Leiden ed esperto di ONG del Mediterraneo,  ci sono evidenti problemi nell’uso delle navi quarantena: “Isolando positivi e negativi insieme, è inevitabile che alla fine tutti si contagino.”

lampedusa 2020, Sara Prestianni
Foto di Sara Prestianni. Lampedusa, 2020

Nel 2020 le migrazioni non si sono ridotte, ma le azioni di ricerca, salvataggio in mare e supporto delle ONG, sì. La pandemia si è aggiunta a una serie di difficoltà in cui le ONG del mediterraneo già stavano navigando.

Nel 2020 i governi , ad esempio, hanno usato il fermo amministrativo, come nel caso del governo italiano contro la Sea Watch 4.

“In sostanza le ONG sono state fermate per questioni amministrative o irregolarità tecniche, spesso introdotte da regolamenti pensati appositamente. A volte sul numero di bagni disponibili a  a bordo, o sulla tecnologia di scarico delle acque reflue”, spiega Cusumano.

Per provvedimenti del genere, nel 2019 la Sea Watch ha cambiato la bandiera delle sue navi passando da olandese a tedesca: il governo olandese aveva introdotto requisiti tecnici e amminstrativi troppo stringenti. “Una strategia di sabotaggio indiretta: i requisiti tecnici e amministrativi servivano a eliminare la presenza della Ong.”

 

lampedusa 2020, Sara Prestianni
Foto di Sara Prestianni. Canarie, 2020

La pandemia ha condizionato le attività per motivi logistici ma anche legati all’immagine. “Il covid ha posto un dilemma a molte ONG: continuare le operazioni di salvataggio durante una pandemia mondiale, sarebbe stato frainteso dall’opinione pubblica”. Così molte, di quelle non già sottoposte a fermo amministrativo, hanno rinunciato alle loro operazioni o le hanno ridotte di parecchio. Tra queste Pro Activa e Mediterranea, le uniche però a rimanere attive alla fine di quest’anno. Le altre sono sottoposte a fermo (Sea Watch), oppure hanno interrotto le operazioni (sos Mediterranee) o devono ancora partire (la neonata ResQ).

Curiosità: alcune ONG battono bandiera spagnola ma non operano a largo delle loro coste.  “Il governo spagnolo non lo consente: ha introdotto un regime di multe anche più rigido di quello italiano”.