The Netherlands, an outsider's view.

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INCHIESTA

Nuove famiglie. Madri surrogate e genitorialità non tradizionale, anche in Olanda si cercano risposte

In Olanda, la maternità surrogata è consentita. Ma a rigide condizioni. Le speranze e i timori di chi ha vissuto questa esperienza



di Francesca Polo

Grafica: Stella Casella

Sul tema della maternità surrogata, nelle ultime settimane, in Italia si è scritto e detto di tutto: il palco politico e l’arena del web sono stati letteralmente inondati da un fiume di dichiarazioni e commenti di ogni tipo, inasprite dallo scontro sul terreno etico incendiato dal caso della famiglia Vendola. Se da un lato l’emendamento draconiano alla legge 40, la norma che già vieta la surrogazione di maternità, vorrebbe punire con il carcere fino a 12 anni chi organizza la gestazione per altri all’estero, dall’altro è spuntato un disegno di legge scritto dai radicali dell’Associazione Luca Coscioni che, viceversa, vorrebbe regolamentare la materia, con una proposta che si avvicina agli attuali sviluppi della legislazione olandese.

Così vicini, così lontani

Varcati i confini nazionali italiani, infatti, il panorama legislativo è estremamente diversificato: si va dal modello americano e canadese, che regola la maternità surrogata in ogni fase e aspetto (medico, giuridico, etico), a quello indiano o ucraino che, se da un lato permette la pratica, dall’altra non la controlla, lasciando porte aperte a situazioni di sfruttamento e di violazione dei diritti umani. “Sul tema c’è molta disinformazione” dice Sara Coster dell’associazione ‘Meer dan gewenst’ (Più che voluto) e coach della genitorialità non tradizionale in Olanda. “È un peccato” prosegue, “perché in questo modo l’opinione pubblica basa spesso il proprio giudizio, senza saperlo, su fatti non veri o idee non corrette”. La prima idea fuorviante, secondo la coach, è che la maternità surrogata sia un’attività commerciale: “Una donna che per 9 mesi porta in grembo il bambino di qualcun altro lo fa prima di tutto per dare ad altri la gioia di una famiglia. Ciò non toglie che la sua vita per 9 mesi giri attorno alla gravidanza e al parto del bambino o della bambina che ‘restituirà’ ai suoi genitori. È giusto che le venga corrisposto un contributo spese”.

Sì alla madre surrogata ma non a pagamento

In Olanda la maternità surrogata è consentita purché non sia a scopo di lucro. La madre che presta il grembo, insomma, può farlo ma solo a scopo umanitario e dietro, al massimo, la copertura dei costi. Limiti anche alla possibilità di cercare pubblicamente una madre biologica surrogata e viceversa: la legge vieta che aspiranti madri portatrici e genitori riceventi si cerchino pubblicamente. “Il motivo era scoraggiare la pratica”, spiega a 31mag Wilma Eusman, avvocatessa, esperta in genitorialità non tradizionale, “ma il risultato non è stato quello sperato: il fenomeno si è diffuso ugualmente e, essendo molto difficile trovare una madre disponibile entro i nostri confini, molte persone sono andate all’estero, con il rischio di non poter rimpatriare con il proprio bambino”. Le leggi sulla genitorialità giuridica del neonato variano infatti da nazione a nazione e il parlamento olandese si sta dibattendo da tempo su come regolamentare in maniera compiuta la materia. Per il prossimo maggio è calendarizzato il dibattito in aula sul tema e Wilma Eusman è parte della commissione che sta redigendo il rapporto. Per l’Olanda, ci spiega Eusman, il punto di partenza è il diritto di ogni bambino di avere una famiglia, come sancito dalla Convenzione ONU sui diritti per l’infanzia: “In prospettiva di nuove nascite come risultato della maternità surrogata è un dovere etico tutelare l’avvenire dei futuri bambini.” Questo, secondo la giurista, è possibile solo regolamentando nel dettaglio il loro rapporto con i genitori che saranno chiamati a prendersene cura.

Pauline, mamma surrogata per convinzione

Intanto sono diversi i casi di chi, in Olanda, ha scelto questo iter non tradizionale. Pauline, già madre di 3 bambini, due anni fa ha dato alla luce Emma, combinando il suo desiderio di ripetere l’esperienza della gravidanza a quello di aiutare coppie che volevano formare una famiglia ma non erano in grado di farlo. Racconta a 31mag: “Io e i miei figli amiamo molto Emma, ma la sua famiglia è quella formata da lei e dai suoi due genitori, con i quali ho un rapporto molto stretto, ma allo stesso tempo distaccato”. Non solo lei, anche i suoi 3 figli hanno un contatto regolare con la piccola, che considerano una cugina. Emma sa che Pauline è la sua madre biologica e che i suoi genitori sono i suoi due padri. Pauline ha deciso di diventare madre biologica surrogata 10 anni dopo il parto del suo terzo e ultimo figlio. Benché non avesse dubbi sul fatto di voler essere solo una madre biologica, aveva il timore che i due aspiranti genitori avrebbero potuto tirarsi indietro all’ultimo momento: “Era ovviamente l’ultima cosa che volevo per il bambino o la bambina che avrei messo al mondo”. La ricerca di aspiranti genitori è stata perciò molto scrupolosa e alla fine Pauline ha deciso di assumersi il rischio: se i due genitori si fossero tirati indietro, la sua famiglia sarebbe comunque cresciuta. “Io e i due genitori riceventi ci siamo presi un anno di tempo per conoscerci e chiederci se l’altro fosse il genitore che auguravamo al bambino che sarebbe venuto al mondo. Ciò che mi ha aiutato molto è stato parlare non solo con loro, ma anche con altre madri che avevano fatto questa esperienza”. Molte mamme che sentono il desiderio di aiutare coppie in questo modo hanno paura di non essere poi in grado di lasciare andare il nascituro. “Se si ha un desiderio di maternità, non è la scelta giusta. In caso contrario, la mia esperienza dimostra, anche se sembra strano, che si tratta di un atto molto naturale, perché si è creato un rapporto di fiducia con i genitori ai quali non si fa altro che ‘restituire’ il proprio figlio. La gioia che si prova è immensa”.

Joris e Marc, due papà con tre bimbi

Una storia simile e diversa allo stesso tempo è quella di Joris e Marc, che dopo anni di tentativi sempre falliti per un’adozione in co-genitorialità, si sono recati negli Stati Uniti per coronare il loro sogno: “Avevamo già tentato invano e a lungo di adottare un bambino e, quando la mamma con cui saremmo diventati co-genitori, dopo due anni, ha chiesto un time-out per motivi personali, ci siamo decisi per la maternità surrogata. Il tempo passava anche per noi e non volevamo più dipendere da così tante istituzioni e persone. In America tutto è organizzato benissimo e ora siamo padri di Lola e Flint, che sono gemelli e di Loek, che ha solo 6 settimane”. Joris e Marc si ritengono fortunati perché dall’ovocita originario sono nati due embrioni che hanno permesso loro di avere 3 fratellini di sangue. “Molti dicono che il modello americano sia commerciale. Noi lo chiamiamo ‘controllato’ e siamo grati che lo sia, perché oggi la maternità surrogata è possibile in molti Paesi, ma nella maggior parte viene portata avanti in modo totalmente anti-etico. La madre biologica dei nostri gemellini è medico e non le manca nulla dal punto di vista economico. Era contenta di poter fare una cosa del genere per qualcun altro”. Anche in questo caso ai bambini è stato spiegato chi sono le loro mamme biologiche e i due papa hanno i dati della mamma donatrice, ma è chiaro che il nucleo familiare è formato da Joris, Marc e i loro tre figli. Con le ‘mamme balie’ hanno un rapporto di zia a distanza: “Ma questo è il risultato di un lungo processo. Noi ci abbiamo impiegato 4 anni dopo aver ponderato a lungo le nostre scelte. La cosa positiva è che ti forma molto come famiglia”.






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