Honza Groh (Jagro), CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

I non vedenti potrebbero essere in grado di riguadagnare parzialmente la vista in futuro grazie agli impianti cerebrali di nuova generazione, riferisce l’emittente NOS. Secondo l’Istituto olandese di neuroscienze, il Nederlands Herseninstituut, gli impianti consentono di riconoscere le immagini senza l’utilizzo degli occhi. I primi risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista Science, sono promettenti.

Gli impianti lavorerebbero sulla corteccia cerebrale, la parte del cervello dove, tra le altre cose, vengono elaborate le informazioni visive. L’idea di stimolare la corteccia cerebrale risale agli anni ’70, ma i ricercatori dell’istituto stanno utilizzando nuovi impianti con molti più elettrodi nella corteccia cerebrale di quanto fosse possibile in precedenza.

Il team di ricerca ha sviluppato impianti con 1024 elettrodi e li ha inseriti nella corteccia cerebrale visiva di due scimmie vedenti: alle scimmie è stato inizialmente affidato il compito di riconoscere un punto luminoso generato con un elettrodo, spiega NOS. Quindi, dovevano svolgere compiti più complessi, stimolando simultaneamente da otto a quindici elettrodi. Con questa visione artificiale, le scimmie potevano riconoscere anche altre forme, come linee e punti in movimento.

Il sistema sarà direttamente collegato al cervello, bypassando le fasi di elaborazione visiva da parte dell’occhio o del nervo ottico, racconta il ricercatore Xing Chen. “In futuro, tale tecnologia potrebbe essere utilizzata per ripristinare la vista di persone che sono diventate cieche a causa di lesioni o deterioramento della retina, dell’occhio o del nervo ottico, ma la cui corteccia visiva è ancora intatta“.

La ricerca pone le basi per lo sviluppo di una protesi cerebrale che possa consentire ai non vedenti di vedere di nuovo in modo funzionale e riconoscere gli oggetti.

Allo stato attuale non sarà possibile riacquistare la vista perché il sistema lavora con poche migliaia di pixel, quando ne servirebbero un milione. Ma sicuramente è un punto di partenza.