Dodici organizzazioni si sono riunite per mettere su un processo giudiziario volto ad arrestare l’attuazione della nuova legge sul data mining. La nuova norma è stata adottata dal Senato nei giorni scorsi e dà ai servizi di intelligence maggiori libertà per quanto riguarda lo spionaggio digitale su larga scala.

“Confidiamo che i giudici diano una frenata e dicano: questa legge si è spinta troppo oltre”, queste le parole dell’avvocato per i diritti umani Jelle Klaas, legale che sta attualmente rappresentando la coalizione in cui figurano organizzazioni come il PILP (Public Interest Litigation Project), l’organizzazione per i diritti civili Privacy First, la NVJ (Nederlandse Vereging van Journalisten, l’Associazione dei Giornalisti Nazionale), la Dutch Association of Criminal Law Attorneys (Avvocatura dello Stato) e la Platform for the Protection of Civil Rights.

Tra le motivazioni che stanno alla base della causa intentata dalle organizzazioni c’è la presunta violazione della privacy pubblica. Il caso verrà prima presentato ad una corte nazionale che valuterà la legge rispetto alla Convenzione Europea per i Diritti Umani. Se la corte nederlandese dovesse esprimersi a sfavore delle associazioni, queste hanno già fatto sapere che si rivolgeranno ad un tribunale europeo. L’inizio del processo è previsto per gennaio 2018.