The Netherlands, an outsider's view.

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ART

Non solo Caravaggio e Bernini. Il lungo viaggio del barocco italiano da Roma ad Amsterdam

di Giuseppe Menditto

Chi, durante lo strano “lockdown” olandese, sia stato vittima dell’incontrollabile pulsione di dover attraversare il ventre ciclabile più famoso di Amsterdam almeno due volte al giorno, non può non averlo notato: con lo sfavore delle tenebre o con la grazia delle prime luci dell’alba sulla austere facciate gotico-rinascimentali del Rijskmuseum campeggiavano immense le riproduzioni di tre capolavori del barocco italiano. 

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La Medusa del Bernini che pareva voler pietrificare il Van Gogh Museum lì di fronte, il Cristo incredulo e complice che mostrava la ferita sul costato e il Ragazzo morso da un ramarro che ti fissava atterrito sembravano essere state posizionati lì a monito dell’insolito tempo che ci è toccato in sorte.

Quest’anno l’esposizione Caravaggio-Bernini. Baroque in Rome, funestata da un’improvvisa sospensione a pochi giorni dall’inaugurazione e prorogata poi fino al 13 settembre, faceva parte dell’ambizioso progetto del Rijksmuseum di rendere omaggio al barocco italiano e alle sue connessioni con l’arte olandese. Un viaggio in settanta opere accoppiate per aree tematiche.

Il barocco italiano e olandese a confronto

Frits Scholten, storico dell’arte, responsabile per la scultura al Rijksmuseum e principale curatore della mostra così ci racconta dove nasce l’interesse olandese per il barocco italiano.

Finora l’interesse nei Paesi Bassi si è quasi sempre concentrato sull’arte nederlandese. Il barocco è un fenomeno internazionale che si diffonde per tutta Europa. Molti artisti olandesi, che contribuirono alla diffusione del cosiddetto bourgeois baroque, furono ispirati dal barocco italiano, si formarono su quelle opere e in un modo o nell’altro alcuni riuscirono ad ammirare le opere di Caravaggio e Bernini. Il barocco che giunse nei Paesi Bassi funzionò come contrappunto a quello che stava accadendo nel nord del Paese. Da un altro punto di vista Roma e Anversa erano i due centri culturali all’epoca, rivali e tuttavia così vicini grazie alle molteplici reti di connessioni tra le due città e culture”.

Al Rijksmuseum hanno lavorato “per dare al pubblico un’idea complessiva di cosa sia stato il barocco italiano proprio per la sua differenza da quello borghese-olandese, emotivamente meno impattante”. Per questo motivo, i curatori della mostra hanno pensato di offrire il fenomeno artistico nella sua totalità mettendo assieme pittura, scultura e architettura.

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Barocco, tuttavia, non significa solo Caravaggio e Bernini, di certo i nomi più spendibili per il grande pubblico. Il museo di Amsterdam si impegnato a fondo nella raccolta di opere realizzate da Ludovico e Annibale Carraci, Guido Reni, Giovanni Baglione, Orazio e Artemisia Gentileschi, Nicolas Poussin, Simon Vouet e dell’eccentrico Tanzio da Varallo. 

La grammatica del nuovo linguaggio visivo

Una rivoluzione quella barocca che ha creato un nuovo linguaggio visivo, in grado di toccare nel profondo gli spettatori grazie a un perfetto bilanciamento tra dinamismo e drammaticità. Per questo al Rijksmuseum hanno pensato di mostrare la “grammatica” che compone quel linguaggio: “maraviglia” e “orrore” perchè l’arte non si occupa solo della bellezza ma con il barocco inizia a sperimentare il terrore di ciò che ci circonda. Un orrore che è perfettamente bilanciato dall’elemento umoristico o caricaturale dello “scherzo”.“Vivezza” e “moto” si rifanno invece alla verosimiglianza e al naturalismo, concetti a lungo dibattuti nella letteratura sull’arte fin dall’antichità, che mirano alla “vitalità” di ciò che rappresentano. “Passione” e “compassione” sono termini, emersi dopo il Concilio di Trento come risposta cattolica alla ferocia protestante, che entrano nel vocabolario barocco per creare una maggiore empatia tra l’artista e chi contempla l’opera l’arte”.

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La scelta delle opere in mostra, ci confida il curatore della mostra, non è stata facile: “in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna abbiamo selezionato quelle opere che meglio rappresentassero la grammatica barocca per il pubblico e lo facessero al meglio in termini di qualità artistica. Al di là della difficoltà della categorizzazione delle opere, molte delle quali potrebbero figurare in diverse aree tematiche perché sono esemplari non di un solo aspetto del barocco, molto è dipeso dalla loro disponibilità: soprattutto per quanto riguarda artisti come Caravaggio non è certo possibile raccogliere tutto quello che hai sulla tua lista dei desideri. Siamo  soprattutto grati di avere la Medusa del Bernini, l’opera che apre la mostra e che forse è la più inclusiva degli aspetti del barocco che volevamo evidenziare”.

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Stuzzicato sulle sue preferenze, Scholten prende qualche secondo per pensare: “forse la splendida l’Incoronazione di spine di Caravaggio, in prestito da Vienna, racchiude in una sola opera la sofferenza della “passione”, l’empatia della “compassione” e lo “strazio” della scena rappresentata. Credo che – nonostante Caravaggio non sia un’artista barocco in senso assoluto ma un precursore piuttosto – sia uno dei capolavori in mostra se pensiamo al chiaroscuro, alla tavolozza cromatica e anche alla ricchezza scultorea del corpo di Cristo ritratto”.