Di Sara Dehbi
Cover pic: courtesy of Stem op een Vrouw

 

Al ritmo attuale la parità di genere nelle più alte posizioni di potere non sarà raggiunta se non fra 130 anni. Lo dice UNwoman, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne.

In Olanda esiste un’associazione che si batte per accelerare questo processo. Si chiama Stem op een Vrouw (Vota per una donna), e ha come missione quella di far salire la presenza di donne negli organismi politici del Paese al 50%. In particolare, si batte per raggiungere questa percentuale nella Tweede Kamer, la camera principale degli Stati Generali olandesi.

Il Parlamento olandese è costituito dalla Eerste Kamer, che corrisponde al nostro Senato, e la Tweede Kamer, ossia la Camera dei Rappresentanti, che corrisponde alla nostra Camera dei Deputati. Allo stato attuale, nei Paesi Bassi, le donne costituiscono solo il 32% dei membri della Camera dei Rappresentanti, il 35% dei Consigli provinciali e il 32% dei Consigli comunali, come riporta il sito di Stem op een Vrouw. Non ci sono donne nere né donne con disabilità alla Tweede Kamer né rappresentanti LGBTQI+. Insomma, alcune categorie sono decisamente sottorappresentate dalla politica, e non solo in Olanda.

A livello mondiale, oggi, solo in 22 Paesi le donne ricoprono il ruolo di Capo di Stato o di Governo, e in ben 119 Paesi non si è mai vista una leader donna. In media, i parlamenti sono costituiti solo per un quarto da donne. Sono solamente quattro i Paesi che hanno raggiunto o superato la parità di genere in una delle camere dei rispettivi parlamenti: il Ruanda con il 61%, Cuba con il 53%, la Bolivia con il 53% e gli Emirati Arabi Uniti con il 50%.

Oggi 17 marzo nei Paesi Bassi si stanno concludendo i tre giorni di elezioni politiche. Abbiamo colto l’occasione per fare una chiacchierata con Henriëtte Hoogervorst di Stem op een Vrouw, che ci ha aiutate a capire meglio quali sono le strategie per promuovere la parità di genere all’interno della politica.

Come e quando è nata Stem op een Vrouw?

L’idea arriva da un altro Paese. Tutto è partito da un viaggio in Suriname di Devika Partiman, la fondatrice e direttrice dell’associazione. Nell’ex colonia olandese Devika si è imbattuta in un vecchio volantino degli anni ’70, intitolato “Vota per una donna”, redatto dalle organizzazioni femminili del Suriname che si battevano per avere più donne in Parlamento. Da lì è nata l’ispirazione, “perché non farlo anche in Olanda?”. Al suo ritorno, Devika ha riunito un gruppo di persone volontarie e, giusto in tempo per le elezioni generali del 2017, è nata Stem op een Vrouw.

Ciò che l’associazione ha notato subito è la tendenza di molte persone a votare automaticamente per la prima donna nella lista del partito. Riflettendo su questo punto, abbiamo pensato “ok, se c’è la volontà di votare più donne, è necessario farlo in modo intelligente” ed è così che è iniziato tutto.

Come funziona la strategia che avete elaborato?

Il sistema elettorale dei Paesi Bassi prevede la possibilità di dare un voto di preferenza. Si tratta di un’espressione del votoaggiuntiva rispetto alla scelta della lista elettorale. È possibile, quindi, esprimere la propria preferenza per un candidato diverso dal leader del partito, membro della stessa lista. I candidati con più preferenze – in base al numero di seggi spettanti a quella lista – saranno coloro che prenderanno il posto nella Camera dei Rappresentanti.

Il primo nome della lista elettorale, che corrisponde al leader del partito, otterrà comunque il seggio in seguito al voto ottenuto dalla propria lista elettorale. Di conseguenza, votare la prima donna in lista non fa si che più donne entrino in politica, perché questo sia possibile si dovrà esprimere un voto di preferenza per un altro nominativo della lista.

Per questo, la strategia funziona così: come prima cosa, chi vota dovrebbe prima scegliere il proprio partito, qualunque esso sia. Il secondo passo è quello di controllare in base ai sondaggi quanti seggi circa avrà il partito scelto. Le donne sulla scheda elettorale che risultano al di sotto del numero di seggi previsto, saranno quelle che avranno bisogno del voto per essere scelte. Quindi, usando il voto preferenziale, si andrà a votare per una valida candidata più in basso nella scheda elettorale, in modo da farla salire nell’elenco. Ed è così che si eleggono più donne per la Camera dei Rappresentanti.

Ma non si dovrebbe votare secondo le competenze e non secondo il genere?

Certo, la qualità è importante. Per questo forniamo gli strumenti informativi e spingiamo a trovare la candidata ideale.

Ma per migliorare la qualità della politica, è altrettanto importante avere diversità all’interno dei gruppi.

Perché lottate per avere più donne in Parlamento?

Le ragioni sono tante. Per prima cosa, la politica dovrebbe essere una rappresentazione del popolo, ma al momento non lo è, perché in generale solo il 30% circa è costituito da donne.

Sappiamo dagli studi che se la politica è più varia, più equa, allora più voci saranno ascoltate e, di conseguenza, la fiducia crescerà. Quando la politica è più diversificata, i politici prendono decisioni migliori. Infatti, avendo una Camera dei Rappresentanti più inclusiva, verrebbe discussa una maggiore varietà di argomenti, trattati da più punti di vista che altrimenti potrebbero essere trascurati. L’empatia è sicuramente importante, ma è l’esperienza vissuta sulla propria pelle quella che deve essere portata in politica. Perciò è importante che arrivi da tutti i background.

Inoltre, si tratta di creare dei modelli d’ispirazione a cui far riferimento. Avendo un numero maggiore di rappresentanza femminile, molte più donne sarebbero motivate a diventare loro stesse politicamente attive e ad intraprendere una carriera politica.

Lottate per la rappresentanza di tutti i generi?

La mia politica ideale è una politica in cui tutte le persone sono rappresentate. Stem op een Vrouw ha deciso di focalizzarsi sulle donne, ma noi supportiamo fortemente qualsiasi movimento e organizzazione simile a noi che combatte per la parità.

Quindi vi definite femministe? 

Sì, io mi definisco una femminista intersezionale. Credo che tutte le persone, non importa dove si è nati o come si appare, dovrebbero avere le stesse opportunità nella vita.  Questa filosofia è il cuore della nostra fondazione. Cerchiamo di rendere il sentiero verso la politica ugualmente accessibile per tutti: ecco perché credo che Stem op een vrouw si possa definire femminista.

Quali sono le vostre attività tipo? 

L’attività più visibile è sicuramente durante il periodo elettorale, perché insistiamo molto sul voto. Incoraggiamo le persone a cercare un partito con cui si sentano affini qualunque esso sia, e se vogliono votare per più donne in politica, spieghiamo come votare in modo strategico. 

Dietro le quinte invece, agiamo molto sul piano informativo. Organizziamo percorsi di formazione per persone che vogliono entrare in politica o che sono già politicamente attive, ma che vogliono passare alle funzioni governative. Abbiamo anche istituito un programma educativo per persone che vogliono essere più informate sulla politica, ma che non vogliono necessariamente entrarci. Un nuovo progetto che sta partendo riguarda delle lezioni che terremo nelle scuole superiori, durante le quali esploreremo le figure storiche delle donne in politica.

Quali risultati avete raggiunto fino ad ora?

Da quando è nata Stem op een Vrouw, abbiamo attraversato le elezioni municipali, quelle europee e le regionali. Con questa strategia, abbiamo ottenuto tre donne in più al Parlamento nelle scorse elezioni generali. Decine di donne ad un livello locale nel 2018 e tre donne nel Parlamento europeo nel 2019.

Ricevete supporto anche da uomini?

Sì, abbiamo molti uomini che votano per le donne. Ma anche uomini che attivamente supportano la missione all’interno della nostra organizzazione. Ciò che però notiamo è che il 90% dei nostri followers sui social media sono donne: è come se la conversazione rimanesse sempre all’interno di un gruppo, quasi esclusivamente femminile, e non si riuscisse a portarla al di fuori. Perciò sì, riceviamo supporto, ma credo che potrebbe essercene molto di più.