di Massimiliano Sfregola

 

Sabato pomeriggio abbiamo pubblicato un articolo sulla scena clubbing di Yerevan (Armenia) e Baku (Azerbaijan) nel quale intervistavamo due dj: Lara Sarkissian, armena di base negli Stasti Uniti e Nazrin Mammadova, azera hanno raccontato a Viola e Mara, le due collaboratrici di 31mag che hanno seguito il progetto, cosa vuol dire fare musica in una prospettiva drammatica come quella dell’Armenia e dell’Azerbaijan in guerra, com’è la scena musicale di questi paesi e se la musica può essere una luce di speranza per una pace ed una convivenza pacifica tra quei due popoli.

Sapevamo si trattasse di un progetto difficile ma non per questo ci siamo fatti intimorire: abbiamo raccolto le loro testimonianze e abbiamo costruito un articolo a specchio, con domande identiche e senza alcun commento aggiuntivo. Secondo noi, indipendentemente dai toni forti di alcune risposte -giustificabili dalla situazione tesa del momento- l‘articolo è intenso e può offrire una minuscola prospettiva per capire le tensioni di quella disputa ma allo stesso tempo fa guardare con speranza alla musica e alla cultura, come possibilità -almeno per le giovani generazioni di quella porzione di Caucaso- di immaginare un futuro di convivenza pacifica.

Synth e conflitto/II, suoni underground a Yerevan

Purtroppo, le nostre intenzioni sono state totalmente travisate: Lara Sarkissian e la sua agente ci hanno contattato ieri sera intimandoci di rimuovere l’intervista della dj armena. Il motivo? Nessuno la avrebbe avvertita che oltre alla sua voce, sarebbe stata presente anche quella di una dj azera. In realtà, dal messaggio si parla di “new generation of artists” (nuova generazione di artisti) riferito all’intera disputa sul Nagorno Karabakh: per noi, come per gran parte dei media occidentali, la disputa è tra due attori. Parlare della vicenda senza sentire l’altra parte avrebbe violato il principio di neutralità che abbiamo scelto, anche nell’altro articolo sulla guerra. Inoltre, le due interviste sono separate e senza alcun riferimento l’una all’altra. In questo rivendichiamo il diritto di decidere la nostra linea editoriale e i nostri formati senza alcuna influenza esterna.

Lara Sarkissian e la sua agente insistono che 31mag avrebbe dato spazio ad una sostenitrice di un regime fascista e che non avremmo considerato la sofferenza degli armeni, vittime di un genocidio. Queste questioni, e tante altre esposte dalla dj armena, non sono pertinenti in nessun modo con il contenuto dell’articolo: l’accusa che ci viene mossa è, sostanzialmente, di non essere stati abbastanza sostenitori della causa armena. Il problema è che noi, cercando di rispettare le regole deontologiche del giornalismo, non prendiamo e non vogliamo prendiamo parti; il nostro obiettivo è offrire spunti originali di riflessione, non fare propaganda anche fosse -a titolo individuale- per cause che riteniamo meritevoli.

Abbiamo cercato di spiegare le nostre ragioni ma la dj e la sua agente non vogliono sentire ragioni: con tono minaccioso c’è stato intimato di rimuovere l’articolo paventando delle conseguenze.

Non mi soffermerò sulla retorica della libertà di stampa ma in questo caso, direi, è il caso di soffermarsi: il nostro è un portale europeo e in Europa occidentale la libertà di stampa è presa molto seriamente. Per questo motivo non esiste alcuna valida ragione per rimuovere il contenuto: un articolo di giornale non è un contenuto pubblicitario, non si può pretendere la rimozione perché non gradito. E non si può, in alcun modo, minacciare un portale di conseguenze (quali non è ben chiaro): un’intervista non è di proprietà dell’intervistata o dell’intervistato ma un contributo al dibattito pubblico che si accetta di fornire. Se risponde al vero (e nel nostro caso abbiamo lo scambio di messaggi che lo testimonia) il formato è a cura della redazione, non dell’intervistato.

Synth e conflitto, suoni underground a Baku

Unica concessione che abbiamo accordato è stata quella di “separare” le due interviste: Lara Sarkissian è furiosa perché il suo nome compare accanto a quello di una coetanea, e collega dj, azera. Abbiamo, allora, diviso le due interviste: ora sono articoli separati. Non siamo convinti sia un contributo al dialogo ma se il problema era comparire nella stessa intervista, da ora le interviste non sono più nello stesso testo.

Sevirà? Non lo sappiamo. Ma per rispetto a chi ci legge, ciò che sappiamo è che i contenuti non vanno rimossi, soprattutto non con le minacce.