La polizia è riuscita ad identificare il corpo dell’uomo trovato nella distesa di sabbia tra Den Helder e Texel il 16 luglio 1995. Dopo anni di indagini, l’uomo è stato identificato nello svedese Hans da Sundsvall. Le sue due figlie sono state subito avvisate dalla polizia, la quale le ha definite “molto sollevate“. L‘agente di polizia John Wlezenbagh ha lavorato su questo caso  negli ultimi sei anni e ha riferito che: “Tutti questi anni hanno vissuto nell’incertezza del destino del padre, il quale non era più in contatto con loro.”.

La polizia infatti aveva fatto tutto il possibile per identificare l’uomo ma non riscontava in quella figura i rapporti di altre persone scomparse. Le indagini infatti si sono incentrate sull’origine della barca, la vela, l’abbigliamento dell’uomo, l’orologio che indossava, gli estintori presenti sulla barca e la stufa. Nel corso degli anni, sono state seguite oltre 1000 piste, ma senza alcun risultato e per questo motivo l‘uomo è stato infine sepolto anonimamente in un cimitero a Den Helder.

La svolta solo nell’estate di quest’anno, quando la polizia ha deciso di contattare i media svedesi, poiché l’orologio dell’uomo era destinato specificamente al mercato svedese, come anche i pantaloni che indossava. Oltre 50 giornali hanno diffuso la descrizione dell’uomo e le circostanze della sua morte. Il caso è stato accolto dall’opinione pubblica ed anche discusso nel programma svedese Efterlyst.

Una donna ha riscontrato nella storia una connessione con suo zio, tanto da inviare una mail agli investigatori olandesi, mettendoli in contatto con le figlie dell’uomo. Subito dopo l’esame del DNA ha confermato l’identità dell’uomo. Le figlie ancora oggi però non possono portare a casa la salma del padre: dovranno aspettare la fine della pandemia e delle sue relative restrizioni.