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Niksen: la pratica del dolce far niente per combattere lo stress

Il termine olandese niksen si può tradurre con “dolce far niente” e non è il primo concetto nord europeo che tenta di combattere lo stress seguendo alcuni comportamenti. In passato si è parlato di hygge, mindset danese che si basava sullo stare comodamente a casa. Poi è stato il momento di lagom, un concetto svedese che prevedeva l’approcciarsi alla vita con “moderazione”.

Niksen significa “letteralmente non fare niente, essere inattivo o fare qualcosa di inutile” ricorda Carolien Hamming, amministratrice del CSR Centrum dei Paesi Bassi che aiuta i clienti a gestire lo stress e riprendersi dal burnout. “Praticare il niksen” può includere attività come il semplice andare in giro, guardarsi attorno o ascoltare musica, “basta che vengano fatte senza uno scopo”. L’importante è (non) fare qualcosa per raggiungere un obiettivo o per essere produttivi.

Niksen quindi si basa sull’idea di dedicarsi del tempo per essere con se stessi, anche lasciando vagare la mente, piuttosto che focalizzarsi sui dettagli dell’azione. “Dovremmo concederci momenti di relax e quei momenti possono includere attività facili e semi-automatiche come lavorare a maglia” ricorda invece Ruut Veenhoven, sociologo e professore alla Erasmus University di Rotterdam che si focalizza sullo studio della felicità. “Un aspetto di questa ‘arte di vivere’ è trovare il miglior modo per rilassarsi.” Non esiste una soluzione che vada bene per tutti, piuttosto ognuno scoprirà quali comportamenti siano più efficaci attraverso prove ed errori” aggiunge lo studioso.

Storicamente nei Paesi Bassi niksen richiama alla mente la pigrizia o l’improduttività, ribadisce Hamming. Tuttavia i violenti impatti sulla salute, come il burnout, causati dall’aumento globale dei livelli di stress stanno riscuotendo un maggiore interesse da parte della comunità medica; il fare nulla è visto come una tattica positiva per combattere lo stress.

Eve Ekman, director of training presso il Greater Good Science Center all’Università Berkeley in California, aggiunge che “tutti cercano un modo per ritrovare semplicità e connessione”. In realtà, la “ricerca del nulla” è proficua quando produce benefici a livello emotivo, come la diminuzione dell’ansia, e a livello fisico, come la riduzione del processo di invecchiamento e il rafforzamento delle difese immunitarie per combattere un comune raffreddore.

Secondo Veenhoven, direttore del World Database of Happiness, un archivio di ricerche correlate al godersi la vita, un altro beneficio di questo concetto è che può aiutare le persone a trovare nuove idee: “anche quando non stiamo facendo nulla, il nostro cervello continua a elaborare informazioni e può utilizzare il processo di elaborazione disponibile per risolvere problemi rimasti in sospeso”: si può trovare una soluzione geniale durante una passeggiata o intuire un’idea di business mentre si sogna a occhi aperti.

A molti il fare niente non riesce così facilmente. Di fatto, può essere in qualche modo difficile stare seduti e guardare fuori dalla finestra. Hamming ricorda come ciò possa essere “quasi inquietante” all’inizio, quando l’individuo è abituato ad essere sempre impegnato. L’ad del CSR Centrum dei Paesi Basi incoraggia i clienti a superare il disagio, prendendosi qualche minuto ogni giorno per il niksen e di lavorarci sul lungo periodo, idealmente riservando una sera alla settimana senza appuntamenti o obblighi. “Osa essere inattivo” dice “si tratta di lasciare che la vita faccia il suo percorso, e liberarci dagli obblighi solo per un momento.”

Controindicazioni? La letteratura scientifica suggerisce che lasciando vagare la mente per troppo tempo si possa “ritrovarsi bloccati nella riflessione” piuttosto che sentirsi rinvigoriti, il che può comportare alcuni effetti fisiologici. In uno studio del 2013, Pros and Cons of a Wandering Mind, i ricercatori hanno osservato un aumento del battito cardiaco nei partecipanti durante le 24 in cui sono stati coinvolti in esercizi di svago mentale; inoltre i partecipanti hanno anche avuto problemi nell’addormentarsi la notte seguente.

Dobbiamo istruire la nostra mente a vagare in modo creativo e fantasioso” continua Ekman. Alcune pratiche introduttive alla niksen possono essere fare una passeggiate nella natura o scrivere una lettera di gratitudine, suggerisce, come modo per godere davvero del riposo.

Ovviamente, non è utile praticare niksen costantemente, non possiamo non fare niente tutto il tempo. Secondo Veenhoven si tratta piuttosto di ritagliarsi i propri spazi per bilanciarli con una vita attiva e quindi massimizzarne i benefici; continua spiegando che “anche se il riposo è funzionale e può far stare meglio dopo essere stati produttivi, non è il principale modo per la felicità nel senso di soddisfazione della vita”. Secondo uno studio del 2016 su persone anziane, quelle che partecipano ad attività produttive tendono ad essere più felici poiché creano relazioni sociali robuste ed un maggior senso di auto efficacia. La ricerca ha anche mostrato che la felicità porta produttività, quindi esiste una correlazione tra relax, felicità e produttività.

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