NL

NL

Niente videogame violenti per i sospettati di terrorismo nella prigione di Vught

Fino a poco tempo fa, ai prigionieri del dipartimento terroristico della prigione di Vught, era permesso di giocare a videogame che simulano sparatorie nelle loro celle. I giochi sono stati banditi dal dipartimento questo mese, la magistratura ha confermato a NOS dopo una storia pubblicata dal De Telegraaf.

I detenuti in carcere per terrorismo avevano avuto accesso a giochi come Grand Theft Auto, Call of Duty e Brothers in Arms: Earned in Blood, videogames in cui il giocatore può uccidere nemici o passanti casuali con varie armi. Secondo NOS, è noto che l’organizzazione terroristica Stato islamico ha utilizzato questi tipi di giochi per reclutare combattenti.

“Non riteniamo che i giochi che coinvolgono la violenza siano postivi per questo target”, ha detto al Telegraaf un portavoce del servizio delle istituzioni carcerarie DJI. “Ecco perché abbiamo rivisto la lista dei giochi disponibili.”

Uno studio condotto dall’Università di Amsterdam nel 2016 ha dimostrato che i giochi violenti non portano a una maggiore aggressività. La situazione a casa ha un’influenza molto maggiore, ha scoperto la ricercatrice Karen Fikkers. I bambini che crescono in una famiglia con molta aggressività o discussioni sono più inclini a interpretare erroneamente i giochi violenti e i programmi TV, perché hanno maggiori probabilità di interpretare la violenza come un qualcosa di positivo, ha detto Fikkers a NOS. “Mentre i bambini che crescono in un ambiente armonioso sanno molto bene che un pugno nel mondo reale non sarebbe apprezzato dai genitori”.

Uno studio più recente di Fikkers e un collega ha scoperto che giocare rende i bambini più intelligenti. Aumenta la loro intelligenza fluida – la capacità di risolvere nuovi problemi riconoscendo schemi, creando connessioni e ragionamenti logici.

SHARE

Altri articoli