Alla fine il governo olandese si è deciso ad ordinare la chiusura immediata di gran parte delle attività commerciali olandesi e soprattutto dell’horeca, per cercare di frenare la pandemia di coronavirus. Bar, ristoranti, cafè, sex club e coffeeshop: tutto chiuso fino ad aprile.

Ma se la birretta, il liquore o il caffè si potranno comunque gustare tra le quattro mura domestiche, magari a distanza di quarantena da partner o coinquilini, e le scorte nei supermercati non dovrebbero -per ora- essere un problema, il corona è arrivato laddove non era riuscito, ancora, nessun esecutivo: chiudere i coffeeshop.

Fino al 6 aprile, quindi, niente marijuana, hashish o space-cake. Già, perchè l’unico canale di approvvigionamento, quello semi-legale, sarà interrotto per tre settimane. Dopo carta igienica e uova, all’annuncio dato alle 17,30, dell’imminente chiusura di tutte le attività, davanti ai coffeeshop si sono formate code mai viste: da Groningen a Maastricht, tutti in fila per acquistare gli ultimi 5gr prima della serrata.

Nonostante l’ordine dell’esecutivo fosse di abbassare le saracinesche alle 18, un’ora dopo -raccontano testimoni in diverse zone del paese- c’era ancora fila. Al Basra, un coffeeshop di periferia, a Den Haag, l’attesa era di almeno mezz’ora “contante o pin”, chiedeva il buttafuori, che faceva entrare solo un cliente alla volta. E mentre assembramenti di persone, ossia quelli che la serrata dovrebbe evitare, si accalcavano sul marciapiede, alcuni giovani avvicinavano gli acquirenti all’uscita del coffeeshop. “Ehi amico, hai abbastanza? Tre settimane sono lunghe”, ci dice un giovane con hoodie sulla testa. “Se vuoi ti lascio il numero di telefono. Puoi chiamarmi quando vuoi“.

A poche vie di distanza, davanti al Coffeeshop Hollywood, la folla era tale che è dovuta intervenire la polizia. Scene simili a Rotterdam, Tilburg, Nijmegen e ovviamente Amsterdam: “stavo coprendo il turno, quando il capo è arrivato e ha detto ‘si chiude, tra 10 minuti'”, racconta a 31mag il ‘dealer’ di un coffeeshop della capitale che non vuole essere nominato. “E’ stato il panico, sembrava volessero fare scorte prima che scoppiasse la guerra”, ci racconta. “Tutti volevano comprare e chiedevano come avrebbero fatto nei prossimi giorni”. A differenza di altri posti, però, il proprietario ha deciso di tirare subito giù la saracinesca.

Altrove, ad Amsterdam, finite le scorte, un coffeeshop offriva quanto rimasto “ma solo in contanti”, perchè altrimenti avrebbero dovuto giustificare una transazione dopo l’ora X. E ora? Se non succederà qualcosa, quello attuale sarà il più lungo stop alla fornitura legale di cannabis dal 1976, da quando in Olanda i coffeeshop sono stati riconosciuti dalla legge. E ai fumatori nei Paesi Bassi, non resterà che arrangiarsi come negli altri paesi dove la cannabis non è legale.