The Netherlands, an outsider's view.

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OFFTOPIC

Neonazi alla sbarra: la Grecia processa Alba Dorata

di Massimiliano Sfregola

 

Alba Dorata è nazista? E le idee, per quanto pericolose, possono finire alla sbarra in una democrazia? Questi sono solo alcuni tra i quesiti che il tribunale di Atene cerca di sciogliere in queste ore, mentre il Paese attende il verdetto del caso contro 68 persone accusate di aver guidato negli ultimi anni una vera e propria associazione a delinquere di stampo neofascista che da un lato funzionava come movimento politico e dall’altro colpiva minoranze e oppositori, con un livello di brutalità vista raramente in Europa occidentale negli ultimi anni.

L’escalation di aggressioni contro i migranti e gli attivisti di sinistra, che nel turbolento panorama politico ellenico si susseguivano da tempo, hanno raggiunto l’apice con l’omicidio di Pavlos Fyssas, Killa P, rapper e attivista antifascista, per mano di un membro di Alba Dorata. Fu quest’ultimo fatto, e la risonanza che ha avuto in Grecia e all’estero, a costringere le autorità greche a una presa di posizione; fino a quel momento, infatti, il governo conservatore di allora aveva alternato indifferenza e ammiccamenti, denunciano gli attivisti antifascisti. Ma l’omicidio di Fyssas fu uno spartiacque.

Il giudice ordinò l’arresto di tutto il gruppo parlamentare, privato poco dopo dell’immunità, e tra gli imputati finì anche il capo assoluto del partito Nikolaos Michaloliakos, un personaggio già attivo nell’estrema destra ai tempi della dittatura dei Colonnelli.

“Alba Dorata non è un partito di estrema destra come gli altri visti in Europa, ma un movimento neo-nazista che mostra nei suoi simboli e nella sua attitudine quell’ideologia”, dice a 31mag Kostas Skarmeas, avvocato di parte civile e legale di un pescatore egiziano pestato nel 2012 da militanti del partito. “Quello in corso non è un processo importante solo per la Grecia, ma rappresenta in assoluto la prima volta, da Norimberga, che in Europa finiscono alla sbarra esponenti di un partito neonazista”.

Quest’ultimo non è affatto un elemento irrilevante: la violenza, secondo gli avvocati della difesa, che venga espressa contro oppositori oppure contro i migranti, è un elemento centrale nell’attività del movimento. Un dato, hanno sostenuto ancora nelle loro arringhe, promosso e strumentalizzato dai vertici. “Dall’ascesa istituzionale di Alba Dorata ad oggi, gli episodi di violenza neofascista e di intimidazione si sono moltiplicati in Grecia”, prosegue Skarmeas.

Di Grecia e politica greca, prima del 2012, lontano da Atene solo gli addetti ai lavori parlavano: un sistema politico, sostanzialmente, costruito su due partiti – uno di ispirazione socialista, l’altro conservatore – era riuscito a guidare il Paese dopo la caduta del regime dei Colonnelli nel ’74 doveva garantire quella stabilità voluta dall’Europa.

Ma alla fine degli anni ’10 del 2000, la situazione è precipitata: il Paese è finito sull’orlo della bancarotta. A raccogliere la rabbia e la frustrazione dei greci, colpiti con durezza dalle misure di austerity, si è fatta avanti Alba Dorata, fino ad allora formazione di estrema destra tanto radicale quanto marginale sul piano politico. In appena due anni il gruppo è passato dall’irrilevanza alle istituzioni, cominciando con i rappresentanti eletti nei consigli locali. Poi nel 2012 è arrivata la svolta: con quasi il 7% dei voti, Alba Dorata ha eletto 21 deputati, diventando – dopo le elezioni del 2015 –  il terzo partito greco, con rappresentanti in tutte le amministrazioni del Paese e, fino al 2019, persino tre eurodeputati.

Ma tornando al processo, durante i 5 lunghissimi anni di udienze, gli avvocati della difesa non hanno smesso di sottolineare come la violenza espressa contro oppositori oppure contro migranti fosse un elemento centrale nell’attività del movimento.

A differenza di quella italiana, la legge greca non consente al governo di sciogliere partiti fascisti, nazisti o dichiaratamente antidemocratici: “Negli anni ’70, quando in Grecia è tornata la democrazia, i legislatori hanno voluto che nessun partito potesse essere sciolto per legge come era capitato a quelli di opposizione dopo il golpe”, spiega a 31mag Skarmeas. Questo particolare potrebbe diventare l’ancora di salvezza per Alba Dorata, che dal quadro emerso dalle udienze assomiglia più ad una banda di criminali comuni che non ad un partito politico: gli avvocati del gruppo puntano alla responsabilità individuale, escludendo che la violenza e l’eversione fossero parte del disegno politico del movimento.

La stampa greca, poi, non ha approfondito gli elementi di questo processo come avrebbe meritato, dice Daphne Karagianni, avvocata greca che insieme ad altri attivisti ha dato vita a Golden Dawn Watch, un’associazione che dal 2013 documenta le attività del processo all’organizzazione neonazista.

La questione, infatti, rischiava di rimanere lontana dai radar: “I legali di Alba Dorata sono riusciti a ottenere dalla corte che le udienze del processo non fossero trasmesse. Il rischio, quindi, era che mancasse una copertura accurata e rilevante delle azioni compiute da quella gente”, dice a 31mag.

Il sito Golden Dawn Watch, sostenuto da associazioni e individui preoccupati per le attività di Alba Dorata, negli anni ha raccolto migliaia di pagine di sintesi e trascrizioni delle udienze: “È stato un lavoro enorme e possibile solo grazie all’impegno di un gruppo di volontari”, prosegue Daphne, che ha seguito molte delle udienze di questi 5 anni.

Solo qualche anno fa, sembrava che l’avanzata a passo militare di marcia di Alba Dorata fosse destinata a travolgere l’Europa: la chiamavano la marea nera. Oggi, fuori dal Parlamento e quasi in bancarotta senza fondi pubblici, quelli di Alba Dorata non sembrano più un pericolo. Ma la domanda è se sia davvero così e se la loro cupa eredità non sia stata raccolta da altri in Grecia.