The Netherlands, an outsider's view.

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Nell’horeca (per fortuna) ancora non si vedono fallimenti di massa. Ecco perchè

@31mag/Mara Noto

Anche se il presidente di Koninklijke Horeca Nederland (KHN) considera il prolungamento delle chiusure di locali come il requiem per bar e ristoranti, molti imprenditori hanno superato la prima ondata senza problemi. E nonostante le enormi difficoltà non si assiste ad un’ondata di dichiarazioni di fallimento. Anzi, rispetto al 2019 sono molte meno.

La ragione per ora, spiega Rijnmond, portale di Rotterdam, è certamente negli aiuti del governo. Ma c’è altro:  quasi nessun imprenditore, per motivi pratici e culturali,  osa gettare la spugna. E oltre a motivi pratici, ce ne sono anche di contesto: chi avvia attività nella ristorazione è predisposto a gestire dei business difficili.  “Faranno tutto il possibile per mantenere a galla la loro azienda. Inoltre, spesso hanno la responsabilità di un numero di dipendenti e delle loro famiglie. Al massimo staccano la spina da soli, ma non molto spesso”, dice al portale la presidente della Camera di Commercio di Rotterdam, KVK, Angèle Magré.

Nei Paesi Bassi, il fallimento è motivo -per molti- di vergogna e gli imprenditori preferiscono fermarsi prima che ciò accada, spiega ancora Angèle Magré

Tra consegne, take-away e cucina a casa, molti ristoratori hanno cercato di reinventarsi anche se, horeca e eventi sono i due settori certamente più colpiti dalla crisi.

Magré ripone la sua speranza nel nuovo programma di aiuti TOA, spiega a Rijnmond. Dal 1 ° gennaio è possibile stipulare accordi con i creditori senza l’intervento di un curatore. In pratica, significa che le strutture di ristorazione redditizie possono temporaneamente andare in una sorta di ibernazione e non finire per forza in bancarotta, se le cose non girano bene.

Anche se KVK suggerisce di fermarsi prima: se le cose non vanno, meglio “staccare la spina”.