Le vie principali si stanno rianimando più velocemente di quanto si pensasse, secondo un report pubblicato giovedì dal gruppo di ricerca Locatus. Tra gennaio e agosto 2021, la percentuale di negozi vuoti in Olanda è scesa dal 7.5% an 7.2% – con un totale di 600 nuove occupazioni. Il tasso di sfitto è ora inferiore ai livelli pre-pandemia, con il 7.4% di proprietà vuote a marzo 2020.

I negozi di alimentari sono quelli che se la sono cavata meglio, avendo molti aumentato il loro fatturato grazie alle restrizioni sull’industria della ristorazione. Anche i negozi di mobili e del fai-da-te sono resistiti molto bene, ora avendo un tasso di sfitto del 6.3%. Il report attribuisce questo risultato al boom immobiliare e al fatto che molte persone lavorassero da casa. Inoltre, essendo state annullate molte vacanze, i consumatori hanno avuto più soldi a disposizione per le ristrutturazioni delle case.

L’anno scorso, Locatus ha predetto un tasso di sfitto del 10% per l’inizio del 2022, anticipando una lunga recessione. Ma la ripresa potrebbe essere temporanea, avverte il rapporto, poiché molte piccole imprese si sono affidate ai sussidi del governo per superare la crisi.

“Non appena questi sussidi termineranno, ogni piccola battuta d’arresto potrebbe essere fatale per un imprenditore, e molti chiuderanno ancora”, ha scritto Gertjan Slob, autore del rapporto. Le più grandi città nei Paesi Bassi, dove il turismo è un’importante fonte di reddito, attraversano ancora tempi duri. Gli affitti restano elevati e il tasso di sfitto continua a crescere, con l’8,3% dei negozi ancora vuoti.

Lo shopping online sta sostituendo la vendita al dettaglio fisica e, nonostante le vaccinazioni, gli acquirenti preferiscono rimanere vicino a casa, evitando i trasporti pubblici e i centri affollati. “Non credo sia realistica la possibilità che questa tendenza cambi”, ha aggiunto Slob. I grandi centri urbani dei Paesi Bassi dovranno quindi affrontare una grande sfida nel prossimo periodo.

Per molte proprietà, un cambio di utilizzo potrebbe essere l’unico modo per andare avanti. Alcuni centri commerciali, in particolare nelle città più piccole, sono sopravvissuti convertendo quasi il 5% delle unità commerciali in residenze o uffici, un passaggio, afferma il report, a cui difficilmente si tornerà indietro.

“Finalmente si sta capendo che non potranno essere ripristinate le attività di vendita al dettaglio in tutte queste proprietà vuote”, ha concluso Slob. “Oltre alla povertà generale, il coronavirus ha portato anche qualcosa di buono”.