di Antonio De Sortis

La storia della cultura europea ci invita a essere custodi del passato, e ancora di più a venerare la missione di chi per tutta la vita, attraverso le circostanze più ostili, ne difende i documenti più remoti e vulnerabili dalle sabbie del tempo. Se così è, oltre agli amanuensi medievali traghettatori di cultura nei monasteri d’Europa, oltre agli editori salvatori di scritture fuori moda cadute nell’oblio, ad altri e nuovi cavemen deve pure andare oggigiorno il nostro ringraziamento; e fra le altre, se la cultura 60’s non è annegata nelle paludi dell’oleografia commerciale, il merito va ad alcune centinaia di collezionisti che ne hanno pazientemente conservato i reperti minori, i dischi più oscuri – e forse più significativi – riorganizzandoli e divulgandoli a partire dagli anni ’80, mentre la sbornia del riflusso costringeva in molti nel neonato mondo sotterraneo delle indie labels.

Non fa eccezione il Nederbeat e la vicenda della sua band più interessante, gli Outsiders di Amsterdam, riportata pienamente alla luce nel libro di Jerome Blanes, Outsiders by Insiders, diffuso in Italia dalla gloriosa Misty Lane di Massimo del Pozzo. Titolo inequivocabile: in pochi hanno seguito l’intera parabola di questa storia fino a discenderne la china, in pochi possono narrarla con cura.

The Outsiders libroNel libro si racconta la storia della band in una lunga intervista ai protagonisti, il chitarrista Ronnie Splinter e il frontman Wally Tax. Dall’infanzia nel secondo dopoguerra in una già multietnica Amsterdam-Oost, fino allo scioglimento e al tentativo di reunion, questa lunga confessione rimane fra le più schiette rappresentazioni del rock olandese dell’epoca, al di là di ogni mitizzazione.

Le storie giovanili sono le più classiche, infarcite di fascinazione per la British Invasion –non della sponda Beatles, ma di quella più rude di Rolling Stones, Pretty Things ed Animals – teppismo e desiderio di trasgressione in una società ancora benpensante.

Il valore e le particolarità degli Outsiders derivano però da radici più antiche, ovvero dalla tradizione musicale della famiglia di Wally Tax, figlio di ebrei russi pratici di musica popolare. I richiami dell’est, un approccio non pedissequo, insieme all’irruenza del rhythm and blues, saranno il punto di forza della loro produzione.

La band si forma all’inizio degli anni ’60 e inizia a esibirsi nelle primissime venues rock’n’roll di Rembrandt Plein, pubblicando il primo singolo – You Mistreat Me/Sun’s Going Down – nel ’65. L’album omonimo, del ’66, li consegna a una fama di nicchia, insufficiente ad affermarsi nel circuito internazionale. Il successo è testimoniato da qualche apparizione televisiva e dal concerto di Den Bosch di spalla agli Stones, poco altro. Evidentemente è il loro sound a spaventare, di gran lunga più violento rispetto a quello dei contemporanei, paragonabile al primo hard rock imminente degli Who o degli MC5.

Il garage sfrenato degli Outsiders è fra i pochi esempi europei che nelle discografie dei collezionisti assurge a “gemma oscura”, denominazione carbonara riservata di norma alle band americane e assegnata solo a quelle poco note, ma di cui l’eredità è conclamata (i Velvet Underground lo sono stati a lungo, sconosciuti com’erano agli esordi).

L’apice della loro carriera non corrisponde naturalmente a una gratificazione economica. Dopo Songbook del ’67, nel ’68 esce sotto Polydor CQ, fulmine a ciel sereno e tremendo fiasco commerciale. Parlare di svolta psichedelica, freakbeat, è elogio riduttivo. Questo disco è il canto della fenice di un’intera stagione della controcultura olandese, che come per autocombustione condensa qui tutta la migliore musica della fine del decennio ancora in fase di importazione nel continente.

Il raga rock asiatico di Zsarrah, il folk pastorale di You’re everything on earth e I love you no.2 si aggiungono al fracasso di Daddy died on Saturday e Wish you were here with me today, una fusione fra proto punk e mistica che da anni manda in solluchero i filologi. Wally Tax intercettò le tendenze cosmiche di fine 60’s quando la psichedelia suonava ancora come una variante fiabesca del rock’n’roll.

All’epoca a nessuno importava, e la band collassò su sé stessa.

Come a volte accade, chi si pone fra due epoche non ne descrive nessuna ma può, per fatalità, ricevere gli ultimi e i primi segnali da una e dall’altra. Questo furono gli Outsiders, band di esclusi che adesso collochiamo nella posizione che merita. (Quasi) Maggioritaria.