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NapolIslam, Pagano racconta la Napoli meticcia e “porosa”



di Paolo Rosi

“È un film sui convertiti napoletani all’Islam, soprattutto in quartieri popolari come Rione Sanità e Porta San Gennaro, di solito conosciuti per fatti di cronaca nera e di camorra” racconta a 31mag Ernesto Pagano, giornalista e documentarista che assieme a Lorenzo Cioffi ha girato e prodotto NapolIslam, stasera in prima internazionale all’IDFA di Amsterdam.

fonte: facebook - NapolIslam

fonte: facebook – NapolIslam

“L’idea è nata quando ho conosciuto Ciro che mi ha raccontato, con un napoletano molto vicino a quello di Massimo Troisi, di essersi convertito perché mentre cercava un libro su Maradona ha trovato il Corano”, spiega Ernesto sorridendo.

“L’aspetto anche un po’ comico della conversione ci ha attratto molto. E Ciro ci ha aperto un mondo, facendoci conoscere altri ragazzi del quartiere.” Del resto NapolIslam è una storia d’integrazione informale, che racconta di convertiti giovani (e meno giovani) in una città, Napoli, da sempre crocevia di popoli.

“Sì infatti qualcuno l’ha definita una città porosa; che si mischia come piazza Mercato. Anche per questo la tolleranza, secondo me, ce l’ha proprio nel DNA”, precisa il regista, “Ad esempio c’è una signora devota a padre Pio che abita di fronte al più grande luogo adibito a moschea di Napoli: la gente la chiama ‘Maria la Musulmana’ perché dà da mangiare ai fedeli durante il Ramadan”.

Il documentario racconta anche una terra, meticcia e di frontiera, assieme alle storie di chi popola questo “luogo dove tutto di sovrappone”. E forse è proprio questa una grande differenza con il crocevia di popoli e merci che è Amsterdam ma anche, più in generale, tra l’Italia, dove le politiche d’integrazione sono piuttosto confuse, e l’Olanda, dove su quasi 1 000 000 di musulmani la percentuale di olandesi convertiti è appena l’1% e dove l’estrema destra, oggi in testa nei sondaggi, continua a dichiarare pubblicamente che “Islam e terrorismo” sono la stessa cosa.

“Io penso che l’Italia sia molto più tollerante di tanti altri paesi europei. Solo che nessuno lo racconta e rimaniamo intrappolati nelle retoriche del ‘noi’ e ‘loro’ costruite dalla stampa alla Belpietro”, conclude Pagano, “Poi è vero che ci sono tanti problemi. Ma l’integrazione in Italia è ancora una questione tra uomini, che non è stata ancora delegata alla politica.”

Ma che effetto fa presentare un tema del genere in Nord Europa, ai tempi dell’Olanda in guerra contro l’ISIS e di Bruxelles blindata? “Mentre per la proiezione di Bruxelles la stampa locale mi ha già contattato, ad Amsterdam nulla. Ho chiesto in giro e mi hanno detto di cercarmeli da solo, i giornalisti. Mentre soltanto stamattina ho dovuto rifiutare quattro interviste televisive in Italia”, dice Ernesto.

Screen Shot 2015-11-23 at 17.03.09Sì, perché dopo gli attentati di Parigi il circuito UCI Cinemas, in un comunicato stampa, aveva deciso di posticipare la distribuzione del documentario, visti i “temi delicati e complessi” trattati nella pellicola.

Ma davvero rimandare la proiezione a “momenti più sereni” è la soluzione più ragionevole? “In NapolIslam si vedono dei convertiti che sono innanzitutto esseri umani, non degli stereotipi. A me sembra il momento più opportuno per parlarne. Ora comunque si è sollevato un polverone e sembra che UCI stia facendo marcia indietro. Vedremo”.



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