The Netherlands, an outsider's view.

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Subbacultcha night al Nieuwe Anita (Amsterdam): Communions

di Licia Caglioni @italienskepen

Da quando sono arrivata ad Amsterdam, qualche mese fa, ho subito adocchiato il De Nieuwe Anita come un posto di quelli giusti per andare ad ascoltare band (semi) sconosciute, indagare la (sub) cultura hipster di Amsterdam e, ahimè, sentire pure che gli anni passano, anche per me. Eppure, per un motivo o per l’altro non ci ero mai stata. Finalmente l’occasione si è presentata venerdì per una serata Subbacultcha. Suonano i Communions, una band danese che ho scoperto qualche tempo fa e decido di  farci un salto.

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Communions (DK)

I Communions sono quattro giovani musicisti usciti dalla scena punk-noise underground di Copenhagen che gira attorno al Mayhem, un ex-complesso industriale divenuto celebre come il laboratorio musicale che ha dato i natali agli ormai celebri maestri del genere Lower e gli Iceage. (Questi ultimi in concerto al Melkweg il 16 Agosto).

Benchè bazzichino gli stessi ambienti dei loro più famosi concittadini, la musica dei Communions ha poco a che fare con l’hardcore ruvido e grezzo dei Lower e degli Iceage degli esordi. Restano i rullanti veloci e i toni dark di certi incipit anni 80, ma a questi, i Communions abbinano sprazzi più soleggiati e melodici, misti a melanconiche serenate new wave. Difficile dare una definizione ad un genere che fluido si trasforma con il progredire della scaletta. 

La prima parte del concerto ha chiari richiami agli anni 80, a volte romantici come in Out of the World, altre più cupi e ritmati come Summer’s Oath e Forget it’s a Dream. Poi, il suono abbandona l’atmosfera sognante e si dirige verso un rock più contemporaneo per poi chiudersi con una So Long Sun la cui esecuzione purtroppo non rende giustizia della piacevole e solare traccia power-pop che nel 2014 è valsa ai Communions recensioni entusiaste su tutte le più autorevoli riviste di settore.

Ma si, in fondo ci sta. Qualche attacco preso male contribuisce all’esperienza musicale rock e la rende autentica. In un’ Amsterdam ossessionata dalla musica elettronica dove ogni beat suona esattamente come il precedente, le melodie spurie e gridi dei Communions l’hanno resa, per un’oretta, più umana e perfettibile.

Degna di nota e’ anche l’apertura dei Torii che hanno inaugurato la serata con una piacevole performance di un funky jizz sognante ed ispirato al quale vale la pena tendere l’orecchio. Breve ma intenso.