C’era una volta il vinile, poi è venuta l’era del digitale, del Compact Disc e dello streaming; a quel punto, in tanti credevano, il disco è sul viale del tramonto, abbandonato per i più versatili (ed economici) formati digitali. Tuttavia negli ultimi anni, si sente sempre più spesso parlare della riscoperta del supporto fisico che ha fatto la storia, tornato alla ribalta grazie al suo fascino e alla lunga storia che ha alle spalle.  A quanto pare il disco in acetato, starebbe salvando l’industria musicale.  Che sia il fuoco fatuo di una passeggera moda hipster, o una tendenza destinata ad amplificarsi, quello del Long Playing resta di certo un intoccabile settore di nicchia per gli estimatori della vecchia guardia.

La Mega Record & CD Fair di Utrecht è la più  grande fiera europea del disco che si tiene due volte all’anno nella piccola città olandese. Dischi, dischi e ancora dischi. Dischi in ogni dove. Una quantità soverchiante, al punto che l’umana capienza visiva non potrà reggere l’impatto. Ci sono più di 500 venditori da tutte le parti del mondo ed è possibile trovare talismani di pura magia. Ci vuole calma e sangue freddo per affrontare la situazione. Parola degli stessi visitatori, uno dei quali, appositamente atterrato dall’America, dichiara di adottare ogni volta un mantra esorcizzante per reggere la pressione dell’occasione mancata, l’emozione del colpaccio andato a segno e la tragedia del costosissimo “must-have” che si rivela essere un cattivo affare.

Da cosa è costituito dunque il patchwork di frequentatori assidui di questo tipo di fiere? Perlopiù veterani  brizzolati che solitamente spendono il proprio tempo libero su Ebay per aggiornare le loro liste di “top-wants”. Cultori di ogni nazionalità, instancabili sfogliatori alla ricerca del Santo Graal. Prendono d’assalto la prima cassa di vinili, per poi passare a quella successiva, e a quella dopo ancora. Tutto questo per una distanza paragonabile a quella di 3 campi da calcio messi in fila. Fiutano, scrutano, annotano e quando trovano la perla iniziano a trattare. Dopo 8 ore di esplorazione, tra croccanti frikandellen e krokketten, si riposano e confrontano i propri cimeli. Pronti a portare il proprio bottino in salvo a casa, dopo una estenuante maratona.

Qua non si scherza. Non si parla solo di revival modaiolo del disco, ma di veri e propri invasati, cultori (solo per fare un esempio) del punk messicano anni 70, che raggiungono l’estasi con il rarissimo triplo LP “Rock en el Chopo” che completa la collezione. Gente che arriva alla fiera con valigie vuote, e se ne va con 50kg di disco. Le loro pulsazioni cardiache si misurano in termini di Mint (condizioni perfette), VG+ ( buono ma non perfetto) e VG (passabile).

La fiera del disco di Utrecht è una esperienze mistica che ogni vero appassionato si augura di vivere almeno una volta nella vita. La nuova generazione di cultori del disco sarà degna di accogliere l’eredità di questa rara specie, altrimenti destinata all’estinzione?

Sofia Raisaro

 

Cover Pic: Pixabay