The Netherlands, an outsider's view.

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MUSIC

Musica depravata per giovani olandesi: il jazz caraibico dal Suriname ad Amsterdam

CoverPic: public domain

Gennaio 1928. A Paramaribo tre clandestini salgono a bordo del piroscafo oceanico Cottica. Dopo pochi giorni vengono scoperti e sono costretti a lucidare il ponte per ripagarsi il passaggio. Non appena sbarcano ad Amsterdam, però, Frits Blijd, Frans Vroom e Lodewijk Arthur Parisius trovano lavoro nei locali notturni della capitale olandese con gli pseudonimi di ‘Jimmy Blue’, ‘Teddy Cotton’ e ‘Kid Dynamite’.

I tre in realtà non sono stati i primi musicisti caraibici in assoluto nella capitale olandese. Il fortunato “Alex” van Spall può essere considerato il pioniere del jazz surinamese. Già nel 1921 arriva in Olanda e forma la sua orchestra. Come del resto Lex Vervuurt (1910-1991) che mette piede nei Paesi Bassi nel 1934.

Il sassofonista Parisius, alias Kid Dynamite, è un proprio portento. Alla fine della guerra ha studiato al conservatorio e negli anni della ricostruzione giocherà con le influenze caraibiche sulle assi del palcoscenico del Casablanca, diventando un pioniere della musica mondiale.

Blijd, Vroom e Parisius riescono ad esibirsi soprattutto grazie al colore della loro pelle. Più scura è, maggiore infatti è la garanzia che dai loro strumenti fuoriesca un “jazz negro”. Nessuno di loro aveva studiato da musicista e non potevano entrare nei grande ensemble ma sapevano come stare sul palco.

Ben presto, però, il loro aspetto esotico inizia a essere considerato pericoloso. De Vlugt, sindaco di Amsterdam di allora, revoca il permesso a locali come The Negro Palace e The Negro Kit Cat Club. Degrado morale è la giustificazione ufficiale. Ai tre artisti di Paramaribo viene suggerito di esibirsi all’Artis, lo zoo dove avrebbero potuto condividere il palco con le scimmie.

Non tutti in città condividono l’opinione del primo cittadino. I musicisti surinamesi saranno gli unici a poter suonare durante l’occupazione nazista fino al 1943. Per i bianchi non era del tutto vietato: Max Woiski, Lex Vervuurt e Lex van Spall ricevono un’attestazione di pura razza ariana e possono continuare a suonare. All’inizio i tedeschi non conoscevano neanche l’identità esatta degli artisti: i musicisti delle colonie avevano cognomi olandesi, erano regolarmente iscritti alla Kulturkammer olandese, usavano nomi d’arte latineggianti e si spacciavano per cubani. 

Max Woiski Senior riesce ad aprire il suo locale La Cubana nel 1941 prima ad Amstelstraat 43, poi a Leidsestraat. Nonostante le delazioni dei colleghi di colore – Woiski avrebbe nascosto ebrei e fatto prostituire la moglie – il suo jazz club non chiude i battenti.

Certo, la vicenda dei jazzisti del Suriname non è paragonabile a quella dgli artisti ebrei. Maurice van Kleef fu costretto nel 1941 a suonare solo per gli ebrei; ha fatto parte dell’orchestra di Westerbork ed è sopravvissuto proprio come membro del complesso del campo. Ma nessun musicista originario del Suriname (o della Malesia) è mai stato arrestato. 

L’unico ad essere imprigionato è stato il famoso pianista Freddy Johnson, perché era un cittadino americano considerato un “nemico” a partire dal dicembre del 1941.

Durante la guerra, i tedeschi suggerirono uno scambio tra i tedeschi internati ad Aruba, in Suriname e nelle Indie Occidentali. Freddy Johnson è stato liberato proprio in qualità di merce di scambio.

Musica perversa per le giovani olandesi

La censura nei confronti dei musicisti surinamesi inizia quando la profanazione razziale viene associata al carattere “barbarico” e “degenerato” della loro musica. Tulp, capo-commissario nazista di Amsterdam, proibisce ai proprietari dei caffè nel gennaio 1942 di assumere musicisti del Suriname perché li considerava “un grande pericolo morale per la gioventù femminile olandese… le giovani si sentono attratte dalla pelle nera e si lasciano trasportare dalla loro musica barbarica”. Ogni cosa ha la sua eccezione. ‘Mike’ Hidalgo, showman di colore e animatore delle serate dei gerarchi nazisti, viene dispensato.

Negli stessi anni viene realizzato un film sul jazz intitolato Barbarisms e il Dipartimento per la Pubblica Istruzione e delle Arti emana un divieto sul jazz: i musicisti neri del Suriname sono considerati “clandestini” e “disertori”, gente a cui piace”vestirsi da gentiluomini” ma che non possono “fare altro che suonare il sassofono”.

Dopo l’attacco a Pearl Harbour, anche la musica inglese viene messa al bando: divieto dei testi e dei nomi delle orchestre. ‘Kid Dynamite’ è costretto a ritornare di nuovo ad Arthur Parisius. Alla fine della guerra le Surinam Vrouwen si esibiscono nel Museo Coloniale come ‘kotto missies’ e un indo-surinamese nel 1944 riesce ad allestire il propio spettacolo di danza.

Nonostante i divieti, la scena jazzistica di Amsterdam (e Rotterdam) ha continuato indisturbata anche durante i decenni più bui della storia olandese.