Un tribunale di Amsterdam ha stabilito che l’associazione Olandese Museum Card Foundationdovrà fornire dettagli sulle visite fatte da un possessore della museum card all’ufficio delle imposte, per favorire le indagini su potenziali evasori fiscali.

L’associazione si è rifiutata, fino ad oggi, di consegnare informazioni su quante volte in tre anni la persona sotto indagine abbia visitato musei. Il Belastingdienst, secondo NU.nl, sospetta che la donna abbia mentito quando ha detto di vivere all’estero. La corte ha riferito che il rispetto della privacy viene superato dal pubblico interesse di garantire una corretta riscossione delle tasse ed ha imposto all’associazione di consegnare le informazioni entro 14 giorni oppure pagare una multa giornaliera di €5,000, fino un massimo di €100,000.

L’ufficio delle tasse aveva chiesto inizialmente dettagli sulle visite della signora, che ha ottenuto la tessera nel marzo 2017 ma l’associazione si è “ripetutamente” rifiutata di consegnare le informazioni. “Difenderemo la privacy dei tesserati della nostra museum card anche davanti alla corte Europea se necessario” ha riferito l’organizzazione in merito al caso. L’organizzazione ha detto che studieranno la legge approfonaditamente prima di decidere che azione compiere. L’ufficio delle imposte è da anni in prima linea sulla lotta all’evasione ma spesso, denunciano in molti, utilizza modi “poco ortodossi” per ottenere le sue informazioni.

Nel 2017, la corte suprema ha dato lo stop alla pratica del Belastingdienst di spiare le targhe delle auto a caccia di chi si approfittava dei mezzi aziendali. Nel 2014 tuttavia, gli ispettori ha ottenuto il diritto di ispezionare servizi mobili per il parcheggio auto come Yellowbrick, in modo da avere dettagli sui clienti per controllare eventuali frodi.