di Gaia Guglielmucci

 

Definirla una mostra fotografica sarebbe riduttivo. Une Femme, l’esposizione dell’ olandese Jeroen Robert Kramer, fino al 5 giugno al museo della fotografia Huis Marseille di Amsterdam, è un intreccio di piani multimediali dove la fotografia viene accompagnata da stralci di testi, video, suoni e insolite installazioni. Una mostra dove sfuma il confine tra realtà e finzione sullo sfondo di una Beirut descritta nei suoi aspetti piú quotidiani, in cui le tracce degli anni di violenze si avvertono solo come una lontana eco.

Une Femme è un vero e proprio racconto che si snoda nelle asimettriche stanze di questo poco conosciuto museo nel cuore di Amsterdam. La mostra va letta come se fosse un romanzo che narra la storia di un gentiluomo libanese, Monsieur Khiar che a Beiurut incontra un fotografo con il quale condivide un passato turbolento e doloroso. Insieme iniziano a girare per la città e gli scatti che troviamo nell’ esposizione sono quelli, o  è come se fossero quelli, prodotti dal fotografo durante gli incontri con Khiar. Un rapporto che inzia a diventare burrascoso e che induce il gentiluomo ad allontanare il fotografo. Da qui in poi, il genio e la follia: il fotografo lascia andare la sua ossessione per Monsieur Khiar e scatta migliaia di foto degli oggetti che gli appartengono.

Ed ecco che durante la mostra ci si ritrova di fronte ad una ampia installazione, una vera e propria stanza in una stanza,  completamente tappezzata da piccole fotografie di oggetti appartenenti alla quotidianità. Ancora una volta nel corso della mostra più piani e diverse identità si accavallano e confondono. Si tratta di oggetti appartenenti a monsieur Khiar o a Kramer stesso? È in realtà Kramer lo stesso Khiar, il suo alter ego? E chi è la donna su cui si basa la storia e che in non appare se non che in una fotografia? Una risposta non c’è e forse non importa ci sia.

Une Femme è una enigmatica ed evocativa esposizione in cui presente e passato si accavallano nelle foto poetiche e quotidiane di Beirut. Ci si trova, ad esempio, in una stanza dove sono rappresentati solo gatti (grande passione di Monsieur Khiar, come si legge in uno dei tanti stralci che accompagnano la mostra), e ancora in un’altra dove ci si siede quasi al buio accompagnati dai suoni di sottofondo di un’automobile, di una porta che si apre,  di un gatto che miagola.

«Volevo descrivere la vita quotidiana», spiega il fotografo in un’intervista. «La poesia che esiste dentro al banale. Ne ho abbastanza di immagini spettacolari e raccapriccianti», dice ancora Kramer che ha lavorato a lungo in zone di guerra e per, tra gli altri, il New York Times.

Nato nel 1967 ad Amsterdam, Kramer vive e lavora ancora oggi a Beirut. Dopo aver essere stato impegnato come fotografo documentarista in zone di guerra in Medio Oriente, negli ultimi anni si è dedicato a raccontare gli aspetti più semplici della vita di tutti i giorni.

Recentemente, proprio mentre era alle prese con Une Femme, Kramer è stato a sua volta filmato dal regista Sjors Swierstra e dal cameramen Erik van Empel che hanno prodotto il documentario The world according to Monsieur Khiar. Anche il documentario è proiettato nel seminterrato del museo, un edificio che per la sua particolarità, al di là di ogni mostra, varrebbe comunque la pena visitare.

Situato sul centralissimo canale Keizergracht, l’Huis Marseille è stato il primo museo della fotografia ad Amsterdam. È ospitato in una canal house del XVII secolo che fu costruita nel 1665 per il mercante francese Isaac Focquier. Fra le sue perle, una biblioteca fotografica specializzata e un incantevole giardino immerso fra i tetti di Amsterdam.