Lo scorso lunedì, il Montenegro ha riavviato il contenzioso con la Croazia per la strategica penisola di Prevlaka. La decisione arriva dopo che un alto funzionario ha annunciato che il Paese avrebbe una buona chance di vincere attraverso un arbitrato internazionale, aggiungendo che la penisola “appartiene al Montenegro”.

Il Montenegro ha riaperto il contenzioso – lasciato a lungo in sospeso – con la Croazia riguardo la penisola di Prevlaka, vicino Ragusa. La decisione viene in seguito all’intervento di un alto funzionario montenegrino, che ha espresso la volontà del suo paese di riottenere il territorio attraverso un arbitrato internazionale.

Il responsabile del Gruppo Dirigenti delle Proprietà, Dragan Kovacevic, ha dichiarato che il Montenegro ha una buona probabilità di riuscire a guadagnare il controllo della strategica penisola, ora nelle mani della Croazia.

Abbiamo delle buone chance di riuscire a vincere un arbitrato internazionale. Geograficamente, la penisola si trova in una posizione tale da appartenere già al Montenegro”, ha affermato Kovacevic al quotidiano Dnevne novine. “Prevlaka è da sempre una base militare. Con la dissoluzione della Jugoslavia e il ritiro delle truppe jugoslave, la questione è da sempre rimasta irrisolta” ha aggiunto.

Il contenzioso per la penisola risale al crollo della ex-Jugoslavia nei primi anni del 1990. Nel 1992, la Croazia e più tardi la Repubblica Federale della Jugoslavia, hanno concordato di smilitarizzare la zona, mettendola sotto il controllo delle Nazioni Unite.

Nel 2002, l’incarico delle Nazioni Unite si concluse con la sottoscrizione di un protocollo di un regime ad interim, in base al quale Prevlaka veniva affidata alla Croazia, mentre al Montenegro venivano concessi i diritti sulle acque circostanti.

Il regime ad interim, però, non ha mai portato ad una soluzione definitiva e, nel 2008, entrambi i paesi hanno accettato in linea di principio di lasciare che fosse la Corte Internazionale di Giustizia, ICJ,  a l’Aja, a decidere.

Nel Marzo 2013, l’allora ministro degli Esteri del Montenegro, Igor Luksic, dichiarò che sarebbero state istituite delle commissioni interstatali per affrontare la disputa e che, Podgorica e Zagabria potevano risolverla al meglio da sole.

Nel 2015, però, il Montenegro ha inviato delle note di protesta alla Croazia, riguardo delle sonde di petrolio e gas previste nelle acque dell’area contesa. Un’ulteriore nota è stata anche spedita alla Divisione delle Nazioni Unite per gli oceani e il diritto sul mare, lamentando l’inizio delle esplorazioni petrolifere croate nell’Adriatico.

Nel settembre 2016, il primo ministro del Montenegro, ora presidente, Milo Djukanovic, ha risollevato la questione della mediazione internazionale, e della richiesta di portare la disputa a un tribunale internazionale.

“Non costituirebbe un precedente, se non ci fosse un accordo, chiedere ad un tribunale internazionale di esprimere il proprio parere” dichiara Djukanovic a BIRN.

Secondo il protocollo 2020 sul regime ad interim, il confine tra i due stati corrisponde al precedente confine dell’ex-jugoslavia e non dovrebbe essere oggetto di controversie, dice il ministro degli Esteri croato a BIRN.

“Se parliamo di confine, la ‘disputa per Prevlaka’ non dovrebbe esistere affatto, perché la sua appartenenza al territorio croato è indiscutibile”, dice il ministro.

“L’unica vera disputa aperta da risolvere tra le due parti è quella della demarcazione dei confini di mare” aggiunge. “La Croazia ritiene che le trattative debbano continuare, sfruttando esperienze passate e risultati dei negoziati.”

Nel Luglio 2019, l’allora ministro degli Esteri del Montenegro, Srdjan Darmanovic, dichiarò che la commissione interstatale non si radunava dal 2015.

Il ministro degli Esteri croato rispose quel mese al quotidiano Vijesti, dichiarando ancora una volta che la questione andava risolta tramite delle trattative tra i due Stati, prima di richiedere un arbitrato internazionale.

La controversia potrebbe ripercuotersi sulle speranze di adesione del Montenegro all’Unione Europea in quanto, l’UE ha messo in chiaro di non accettare l’adesione di nuovi membri aventi controversie di confine in sospeso.

Nel febbraio 2018, la Commissione Europea aveva avvertito che i nuovi membri provenienti dai Balcani occidentali, avrebbero dovuto risolvere i contenziosi di confine ancora aperti, prima di entrare a far parte dell’UE.

Nella prospettiva di espansione dei Balcani occidentali, risulta chiaro che dove le questioni sui confini non sono risolvibili bilateralmente, gli stati dovranno sottoporsi, senza alcune condizioni, all’arbitrato internazionale.

Il governo croato, al momento della pubblicazione, non ha lasciato alcun commento al quotidiano BIRN. Ad ogni modo, a Luglio dello scorso anno, il ministro degli Esteri croato ha dichiarato a Deutche Welle che “Croazia e Montenegro non hanno ancora preso una decisione sulla divisione dei confini”.

Ha aggiunto: “Il compito è stato affidato alla commissione interstatale per la risoluzione dei contenziosi aperti nelle frontiere, la quale ha tenuto la sua ultima riunione nel 2015, quando fu anche discussa la possibilità di risolvere la disputa attraverso la Corte di giustizia Internazionale”.

NB: Questo articolo è stato modificato il 7 Ottobre 2020, per inserire la dichiarazione del ministro degli Esteri croato.