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TERRORISM

Montasser Alde’emeh: “La fine del Califfato, potrebbe rappresentare un vantaggio per l’ISIS”

L'esperto belga-palestinese di Jihad mette in guardia dai facili trionfalismi, nel caso di vittoria in Siria



Mosul e Tal-Afar sarebbero la prova della difficile situazione in Siria, dice l’esperto di jihad Montasser Alde’emeh in un suo pezzo d’opinione pubblicato dal settimanale belga Knack. Il punto di vista dell’accademico belga-palestinese è che la fine del Califfato, ammesso sia dietro l’angolo, può non necessariamente rappresentare la fine degli attentati in Occidente: “I lenti effetti della guerra di Stati Uniti ed alleati a Mosul, stanno producendo il risultato di rendere sempre più popolare l’ISIS tra alcuni giovani musulmani”, scrive l’intellettuale.

Montasser è un profondo conoscitore del fenomeno jihadista e tiene lezioni tanto all’università di Anversa quanto a quella olandese di Nijmegen: “Le vittime civili di Mosul e la scarsa attenzione dell’opinione pubblica internazionale, concentrata soprattutto su Aleppo, è un terreno fertile per il reclutamento futuro di jihadisti”, continua Alde’emeh. Secondo lui, il dramma della guerra e la fragilità di alcuni giovani islamici occidentali, posso rappresentare un grave fattore di rischio per la radicalizzazione.

Nonostante l’ISIS stia perdendo posizioni, non sarà semplice da superare, dice ancora Alde’emeh: la strategia dell’utilizzo di mezzi da lanciare contro la folla sarebbe stata elaborata da uno dei vertici dello Stato Islamico Abu Muhammad al-‘Adnani’, deceduto qualche tempo fa, e già propagandata da Al Qaeda. A differenza dell’organizzazione di Bin Laden, però, i vertici dell’IS non appaiono direttamente nei video ma sono diversi combattenti, scrive Montasser, ad incitare alla jihad.

Non conosciamo i responsabili dell’attentato di Berlino, eppure, sarebbero molti gli attivisti radicalizzati sul web che avrebbero incitato a replicare l’attaco con il tir, soprattutto dalla piattaforma Telegram. Questa è una prova, sostiene il columnist di Knack, che anche se l’IS fosse sconfitto le sue cellule sono in grado di proseguire attacchi e la diffusione del terrore.

Paradossalmente, dice Montasser, la perdita di città in Siria o addirittura la distruzione del Califfato potrebbero essere un vantaggio per l’ISIS: senza l’impegno di dover gestire dei territori, la rete può concentrarsi sull’attività terroristica clandestina.

E l’IS potrebbe continuare a dividere l’occidente, musulmani e non musulmani e ad approfittare di giovani facilmente influenzabili.






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