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Modern Perspectives: allo Stadsarchief immagini e film dell’Amsterdam tra le due guerre

La mostra Prospettive moderne. Foto & Film 1920-1940 inizia nell’atrio dello Stadsarchief. Su un muro il visitatore non può non osservare il lungo orizzonte rettilineo – una fotografia di Wally Elenbaas (1912-2008) – che anticipa il tema dell’esposizione. Sulla parete due schermi: sul primo compaiono immagini notturne di Amsterdam, il secondo è un video girato da una giostra. Alle spalle dell’installazione, una raccolta di immagini in movimento del traffico cittadino – ciclisti, automobili, pedoni, barche e tram che sembrano arrivare da ogni punto.

Il seguito di Modern Perspectives – una collaborazione tra Stadsarchief e Eye Filmmuseum – raccoglie fotografie e film degli anni Venti e Trenta combinati in modo tale che l’influenza reciproca diventa immediatamente visibile.

All’epoca, il cinema era un’arte del tutto nuova. La suggestione del movimento sembra realistica e il tempo aggiunge una dimensione in più. Questa nuova arte ha avuto una grande influenza sulla fotografia. La mostra offre un ampio panorama della creatività fotografica e cinematografica del tempo. Immagini originali di 35 fotografi di fama internazionale e una selezione di frammenti di film forniscono un’immagine penetrante e sfaccettata di Amsterdam nel periodo tra le due guerre.

Amsterdam era una città in costante cambiamento, un centro moderno dove la vita corre veloce. Foto e film sono i mezzi di comunicazione ideali per mostrare questa dinamica. Esposte troviamo le foto e film di Joris Ivens, Germaine Krull, Erwin Blumenfeld, Eva Besnyö, John Fernhout, Mark Kolthoff e molti altri. É una società internazionale con molti emigranti e molte donne.

Quel ventennio è stato il momento in cui la fotografia passava da strumento puramente tecnico a una forma d’arte indipendente. I talentuosi cineasti, fotografi e artisti olandesi, venuti ad Amsterdam dalla Germania e dal resto d’Europa, hanno catturato quel tempo in un modo nuovo e rivoluzionario. Con nuove telecamere con possibilità senza precedenti.

Nell’autunno del 1926 Joris Ivens giunse ad Amsterdam da Berlino, dove aveva studiato all’Università Tecnica, insieme alla sua ex fidanzata, la fotografa tedesca Germaine Krull. Con la sua macchina fotografica al seguito, esplora i porti olandesi, dove fotografa da vicino e dalle angolazioni più strane le costruzioni in acciaio di ponti e gru.

La fotografia innovativa di Krulls – che Man Ray ha definito la più importante fotografa del suo tempo – ha ispirato Ivens a realizzare il suo primo film, De brug (Il ponte) nel 1928. Ivens faceva parte della Filmliga, un gruppo influente di registi, artisti e intellettuali che sognavano il “film assoluto” libero “da influenze straniere e mezzi falsi”. Secondo loro, il cinema poteva essere molto più che intrattenimento; con speciali angolazioni di ripresa e montaggio era possibile creare un mondo tutto suo.

Al Filmliga Ivens era responsabile delle relazioni con gli ospiti stranieri. Nell’autunno del 1927 si reca a Berlino per fotografare il pioniere del cinema Walter Ruttmann, regista del rivoluzionario ritratto metropolitano di Berlino – Die Sinfonie der Großstadt.

Il film di Ruttmann è stato la principale fonte di ispirazione per Regen di Ivens, un cortometraggio lirico e impressionistico su un acquazzone di Amsterdam. È una serie di immagini in bianco e nero da diverse prospettive, un canto di forme, luci e ombre. All’inizio è ancora asciutto. Poi le lampadine iniziano a muoversi con il vento. Le prime gocce cadono nei canali. Un uomo si tira su il bavero della giacca. Una finestra si chiude, si apre un ombrello e la pioggia cessa.

Il fotografo tedesco Erwin Blumenfeld ha fotografato i suoi modelli da vicino e dall’alto, oppure ha lasciato che la luce venisse dall’alto, in modo che i capelli, gli occhi, il naso e il mento proiettassero ombre marcate. Per creare effetti stranianti, ha usato anche trucchi come la “doppia stampa”, in cui due negativi sono stampati uno sopra l’altro.

Per una delle sue fotografie più belle e dinamiche, Blumenfeld ha fotografato un corteo di marinai dall’alto, in fila ordinata, dal davanti e poi sul retro. Nella camera oscura ha poi messo i negativi uno sopra l’altro e ha parzialmente ribaltato le immagini.

E ancora nella mostra è possibile ammirare immagini dei nuovi edifici, ritratti di strada, foto surreali e una bella parete dedicata alle foto dei fotografi da parte dei fotografi. Film come Berlin – Die Sinfonie der Großstadt e Zeemansvrouwen (Henk Kleinman, 1930) sono proiettati nel cinema dello Stadsarchief.

Ciò che risulta chiaro è come  l’obiettivo della fotocamera fosse un occhio in più che non solo osservava le immagini esistenti, ma ne creava anche di nuove. Per dirla con le parole di Eva Besnyö: “In realtà era veramente De Bevrijde Camera (la fotocamera liberata). Potevamo vederlo all’improvviso. É stato come aprire gli occhi per la prima volta”.

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