Dopo più di 60 sessioni negli ultimi quattro anni, questo mese arriveranno le richieste dei pm contro Ridouan Taghi e i suoi coimputati, dice NOS.

Quando il caso è stato aperto quattro anni fa grazie a un testimone chiave, si parlava di un omicidio. Oggi ne sarebbero stati accertati 13 “commissionati”, dei quali 6 sarebbero stati effettivamente eseguiti, dice il portale della tv pubblica.

Non sono nemmeno tutte le liquidazioni di cui ha parlato il teste coronario nel processo, perché la Procura ha discusso solo dei casi per i quali esistono prove solide; quelle prove arrivano da decine di migliaia di messaggi intercettati che i sospetti si sono scambiati.

Le vittime dovevano “piegarsi”, l’intenzione era “catturarle, sequestrarle davvero brutalmente”. Gli obiettivi sono stati seguiti da vicino: “Lo troveremo comunque”. Messaggi che trasudano violenza e volontà di controllo del territorio.

Nel corso del processo, la polizia ha effettuato nuovi arresti e con la cattura nel 2019 del principale sospettato, ricercato da tempo, Ridoua Taghi, il processo ha subito una svolta: agli occhi della magistratura, i 17 uomini sotto processo costituiscono uno spaccato dell’organizzazione di Taghi.

Uno di loro è il testimone Nabil B., pentito anche lui coinvolto in omicidi. Alla prima udienza del processo Marengo, è stato annunciato che aveva stretto un accordo con lo Stato: riduzione di pena in cambio di testimonianze chiave per il processo.

Da quel momento in poi si è avvicendata una sequenza di omicidi di alto profilo, l’avvocato Derk Wiersum e il giornalista Peter R. de Vries sono i più noti, legati al filone principale del processo  ha portato il sistema di sicurezza a livelli mai visti prima, incluso l’utilizzo dell’esercito a presidio dell’aula-bunker.

La difesa ha basato la sua attività sul tentativo di delegittimare le parole del testimone, Nabil B, definito un bugiardo. A sostegno della poca affidabilità, la difesa ha portato argomenti e prove su storie poco credibili e richieste di soldi ai pm -in cambio di rivelazioni- avanzate dall’ex collaboratore di Taghi, dice NOS.

Polemiche enormi sul processo: caos, litigi frequenti tra gli avvocati e i pm e un clima generale infuocato che i giudici hanno faticato a tenere sotto controllo, il tutto accompagnato da un’atmosfera di omertà: nessuno dei sospetti ha voluto parlare e bocche cucite anche dalle famiglie delle vittime.

Il 28 giugno verranno formulate le richieste di condanna. C’è da aspettarsi un certo numero di ergastoli, dice NOS.