The Netherlands, an outsider's view.

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CRIME

“Mocro Maffia”, la Gomorra invisibile d’Olanda / Gwenette Martha, il “boss di Amsterdam”

Soprannomi singolari ("Popeye", "Il sindaco", L'uomo senza ombra", Pirki, etc), violenza, armi da fuoco, fiumi di cocaina. Sembra davvero si parli di Gomorra e invece è Amsterdam

A fine gennaio inizierà uno dei processi più complessi della storia olandese recente: quello alla “Mocro Maffia”, un nome coniato dalla stampa olandese per indicare le gang attive nella capitale, che dal 2012 insanguina le strade di Amsterdam. In Meno di 10 anni sono stati oltre 20 i morti rimasti sull’asfalto, racconta il settimanale Revu testata olandese specializzata nelle crime stories.

Da Willemstad (Antille) al Pijp

Il racconto della “Gomorra” di Amsterdam è multietnico e intreccia immigrati e seconde generazioni. In mezzo c’è di tutto: soprannomi singolari (“Popeye”, “Il sindaco”, L’uomo senza ombra”, Pirki, etc), violenza, armi da fuoco, fiumi di cocaina. Sembra davvero si parli di Gomorra e invece è Amsterdam.

Tutto ebbe inizio, scrive il settimanale,  quando Gwenette Martha, probabilmente il più noto criminale della capitale, arrivò ancora bambino ad Amsterdam, da Curacao, con la madre. Si stabilirono, insieme al fratello più piccolo nel quartiere Pijp, allora un luogo difficile.

Il giovane Martha era una promessa del calcio: venne notato dall’Ajax ma la sua carriera calcistica finì in fretta e presto arrivarono i guai con la giustizia. Dopo gli allenamenti, infatti, lui ed altri amici si dedicavano ad atti di microcriminalità e dopo qualche tempo divennero una vera e propria gang.



La vendetta è un piatto che va servito freddo

Ma fu un mese dopo il suo 18esimo compleanno che la vita di Martha cambiò per sempre: una sera fuori a Rembrandtplein, sul finire degli anni ’80, e fuori dalla discoteca Escape una rissa con una gang nordafricana rivale divenne Far West. Un affiliato dell’altra gang, noto come Moummie, freddò il fratello di Gwenette che morì tra le sue braccia: da quel giorno, mentre si occupava  di furti e rapine,  Martha ha atteso con impazienza il momento giusto per saldare i conti con il sicario di suo fratello.

Intanto la gang del giovane antillano cresceva e tra i suoi fedelissimi c’erano un tale Bouhbouh e un nordafricano noto come “De Burgemeester” (Il sindaco): furti e rapine vennero lasciati a tossici e sbandati mentre la gang di Martha investì i proventi di quelle azioni monopolizzando il mercato della cocaina e quello emergente dell’ecstasi.



Si sono presi Amsterdam

Il clan Martha, come accade sempre nelle vicende criminali, crebbe troppo e troppo in fretta. In 10 anni l’antillano era diventato il boss di Amsterdam e altri gruppi, definiti soprattutto su base etnica, gli lanciarono la sfida per mettere le mani su uno dei più ghiotti mercati di stupefacenti d’Europa. Ma a volte gli imperi si sgretolano dall’interno e nonostante Martha avesse chiuso anche la partita che lo aveva tormentato per anni, riuscendo a far fuori l’assassino di suo fratello Jovanny, i primi segnali di declino furono evidenti quando il suo fidato BouhBouh venne freddato.

Era il 2003 e fino a quel momento nessun rivale era arrivato a colpire tanto in alto nel clan Martha. Il prossimo obiettivo era proprio lui, il boss. Trascorsero altri dieci anni e nonostante il “re di Amsterdam” fosse ancora saldamente al comando del mercato di cocaina della capitale, ecco un’altra grana: un conflitto con l’altro suo fedelissimo, Houssine. In quegli anni un altro clan era emerso dal sottobosco criminale. Si trattava della gang che faceva capo a Benaouf A., di Eindhoven, un gruppo criminale che cresceva in fretta e cercava di contendere al re il controllo della piazza di spaccio.

Cartello di Martha contro quello di Benaouf A.

Poi a metà del 2013, all’Amsterdamse Scheepvaartsmuseum, la situazione precipitò: il “tesoriere” del clan Benaouf venne freddato durante un evento mondano, il Waterfront, al quale prendevano parte calciatori e diversi esponenti del mondo criminale. A lasciare sull’asfalto uno dei sodali del gangster di Eindhoven fu Surailie I., cugino di Gwenette Martha. Per questo omicidio l’uomo è stato condannato lo scorso settembre a 25 anni di carcere.

L’omicidio fu una ritorsione per l’assassinio di Bouhbouh, ordinato da uomini di Benaouf A. La ragione sarebbe un altro evento ricorrente nelle storie di mafia: qualcuno del clan rivale doveva vendicare l’intromissione di Bouhbouh, e quindi del cartello del boss antillano, nell’affare di una partita di 200 chili di cocaina arrivata al porto di Anversa. Questo omicidio è considerato dalla stampa e dagli inquirenti come l’inizio della guerra di mafia nella capitale, raccontata magistralmente nel bestseller “Mocro Maffia”.

Ma il vero obiettivo non era certo il suo braccio destro: il clan Benaouf voleva il boss. Scampato ad un tentativo di omicidio a dicembre del 2013 Martha divenne paranoico: usciva poco, sempre con una scorta e girava con giubbotto antiproiettile. Sapeva di aver perso terreno ma la conversione all’islam, che diceva gli avesse dato conforto allo spirito e la nascita di un figlio avevano probabilmente ridimensionato le sue ambizioni di potere. E gli avevano fatto abbassare la guardia. A maggio del 2014, mentre era ad Amstelveen con due amici a mangiare un kebab, Gwenette Martha è stato investito da una raffica di proiettili sparati da una BMW in corsa. Questa volta la fortuna non l’ha aiutato. Con la morte del boss antillano iniziava ad Amsterdam la guerra di mafia ancora in corso.