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Mocro Maffia, arringa finale avvocati difensori. Il legale di Taghi: processo iniquo

Oggi è l’ultimo giorno di una lunga serie di arringhe finali nel processo contro il gruppo di Ridouan Taghi. Negli ultimi mesi, gli avvocati di 16 indagati hanno argomentato perché i loro clienti non dovrebbero essere condannati.

Solo il caso di un diciassettesimo sospettato deve essere approfondito, perché la sua estradizione nei Paesi Bassi ha richiesto più tempo del previsto. Tra due settimane seguirà una sentenza. Il Pubblico Ministero ha chiesto lunghe pene detentive contro gli altri, compreso l’ergastolo contro Taghi e altri quattro.

Da settembre la difesa ha la parola nel processo Marengo e Inez Weski, l’avvocata del principale indagato Taghi, aveva già annunciato all’epoca che avrebbe eccepito l’inammissibilità della Procura o chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove. Nei mesi scorsi, anche altri avvocati hanno presentato un simile ricorso al tribunale.

Il punto più delicato rimangono i messaggi di chat decriptati che parlano apertamente di omicidi: secondo Weski e i suoi colleghi, i messaggi che il Pubblico Ministero utilizza come prova sono stati ottenuti illegalmente, sono incompleti e non possono essere verificati. Esistono precedenti al riguardo ma secondo NOS  non risulta facile prevedere come si comporterà il tribunale.

Per il pm, i messaggi e le dichiarazioni del pentito Nabil B. coincidono ma gli avvocati della difesa sostengono che il collaboratore di giustizia ha tutto l’interesse a che Taghi venga condannato.

Secondo l’avvocata Weski sarebbe stato montato un caso, che ha finito per minare la credibilità del procedimento.

Il verdetto è previsto per ottobre.

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