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Mitsubishi approfittò di lavoro forzato olandese durante la WWII, acquisizione di Eneco NL a rischio



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La vendita della compagnia energetica olandese Eneco a Mitsubishi è ad un punto morto per una storia legata alla Seconda Guerra mondiale e ad una serie di risarcimenti e scuse mai riconosciute dal gruppo ad alcuni cittadini delle allora Indie orientali olandesi.

Mitsubishi Corporation, stando al quotidiano Trouw, avrebbe costretto 7.300 prigionieri di guerra a condurre lavori forzati per in Giappone durante la seconda guerra mondiale. Almeno 661 di loro furono costretti a prestare servizio nelle miniere e nei cantieri navali di Mitsubishi Mining e Mitsubishi Heavy Industries, parti del grande conglomerato di Mitsubishi che fu fondato nel 1870.

Questa brutta storia dimenticata è spuntata fuori di recente, quando l’acquisizione del pacchetto di maggioranza di Eneco, la società di fornitura dei energia che vale 4,1 miliardi di euro di proprietà di 44 comuni olandesi, stava per passare di mano. Le azioni sono, in larga parte, della città di Rotterdam e de L’Aia.

La fondazione Japanse Ereschulden, che riunisce vittime e discendenti dei campi di lavoro in Giappone, pretende scuse e risarcimenti dalla società giapponese. Le amministrazioni comunali si sono impegnate a sottoporre il caso ma per il momento il colosso si muove con prudenza: la prima dichiarazione ufficiale è -de facto- uno scarico di responsabilità. Secondo Mitsubishi la compagnia sarebbe stata fondata nel 1954, quindi l’attuale compagnia non può essere ritenuta responsabile per quei fatti.

In realtà, spiega Trouw, l’attuale società è stata costituita da un conglomerato di micro società create dagli americani dopo la guerra e risultato della frammentazione della Mitsubishi originale. In pratica, il collegamento tra la fase pre e post bellica è piuttosto concreto.






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