The Netherlands, an outsider's view.

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FOCUS

Mitch Henriquez, il caso di polizia violenta contro le minoranze che scosse l’Olanda

Cover pic: YT screenshot

George Floyd, I can’t breathe, la profilazione etnica, la violenza ingiustificata e la morte durante un fermo di polizia: il drammatico evento negli USA ha una tragica coincidenza con un fatto analogo accaduto esattamente 5 anni fa a Den Haag.

Il caso Mitch Henriquez, un uomo arubano di 42 anni, che venne soffocato durante un fermo di polizia fece clamore: gli agenti della politie che lo avevano arrestato negarono la responsabilità ma vennero incastrati, anche in quel caso, da un video realizzato con uno smartphone che fece il giro del web. Quelle tragiche circostanze provocarono per giorni disordini a l’Aia e accesero i riflettori sulle accuse di razzismo e di profilazione etnica rivolte alla polizia locale; nel quartiere di Schilderswijk, uno dei più multietnici d’Europa, i rapporti tra gli agenti -in larga parte “bianchi”- e i residenti non sono mai stati facili.

Ma cosa accadde? Il 27 giugno 2015, Mitch Henriquez, 42 anni, che era originario di Aruba, era a Den Haag per fare visita alla famiglia. Quel giorno si recò al festival Night at the Park insieme ad un gruppo di amici, quando iniziò a gridare di avere una pistola. Stando alla ricostruzione, non è chiaro perchè Henriquez si sia comportato in quel modo. Tuttavia, ha ricostruito la Procura durante il processo agli agenti “non ci sarebbe mai stato un reale pericolo” e la situazione è stata fin da subito sotto controllo.

La polizia è intervenuta tempestivamente bloccando l’uomo, un gruppo di agenti lo ha immobilizzato e caricato su un cellulare ma Mitch non sarebbe mai arrivato alla centrale di polizia: il van degli agenti avrebbe infatti virato verso l’ospedale, dove l’uomo arrivò in coma per fratture ed ed ecchimosi procurati da violente percosse. Morì poche ore dopo. Cosa è successo?La prima versione arrivò dall’ufficio del PM/OM poco dopo l’arresto, avvenuto alle 21:45 ; Henriquez aveva opposto ferma resistenza all’arresto e per questo era stato immobilizzato dagli agenti. Nella corsa verso la centrale, avrebbe accusato un malore e sarebbe stato quindi trasportato in ospedale. 

Ma la mattina dopo stati pubblicati su YT due video che raccontano un’altra storia: secondo diversi testimoni, la vittima sarebbe stata oggetto di un vero e proprio pestaggio da parte degli agenti; per i familiari, nonostante “gli schiamazzi” l’uomo non avrebbe opposto resistenza all’arresto. Intanto, l’opposizione nel parlamento di Aruba aveva inviato una lettera al premier Mark Rutte per chiedere che venisse fatta luce sul caso.

 

Ad oggi, non è ancora chiara la ragione del decesso. Ma la tesi del soffocamento causato probabilmente da strangolamento, in seguito alla stretta dell’uomo nella morsa di uno degli agenti sembra la tesi più credibile.

Source pic: Justice for Mitch Henriquez

Source pic: Justice for Mitch Henriquez

Quell’evento non ha tardato ad incendiare la città e il quartiere di Schilderswijk: per tre notti la zona è stata teatro di violenti scontri tra residenti e agenti di polizia. Il bilancio è stato di 200 arresti e per alcuni giorni, la dichiarazione di coprifuoco da parte del sindaco. Anche Amnesty NL criticava l’atteggiamento della polizia e della politica: “Quanto peso hanno avuto gli stereotipi negativi che circondano la comunità antillana nella decisione di intervenire con inusuale durezza sul fermato?”.

Per Amnesty la tesi della ‘mela marcia’ non regge: antillani ma anche surinamesi e musulmani sono oggetto di discriminazione e di attacchi quotidiani da parte di forze politiche conservatrici nei Paesi Bassi e tale immagine negativa, ritiene Amnesty, può aver influenzato anche i singoli agenti che a Den Haag sono in larga parte bianchi autoctoni.

La madre e la sorella di Mitch Henriques, intanto, misero su una pagina FB che in poche ore ha collezionato migliaia di followes e lanciato una petizione per chiedere verità e giustizia.

 

I processi

La grande attenzione mediatica che il caso ha ricevuto è stata determinante per fare pressione sulla polizia affinchè sospendesse dal servizio i sospetti. Il caso è tutt’ora pendendte ma dei 5 agenti inizialmente rinviati a giudizio, 3 sono stati assolti e 2 condannati a sei mesi di carcere. Uno dei due, nel 2019, durante il processo di appello, è stato assolto. L’unica sentenza confermata, quindi, è quella dell’agente che avrebbe effettivamente causato la morte dell’uomo. Tutti e 5 sono tornati in servizio.