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Minori rifugiati, Defence for Children a 31mag: l’accordo è positivo ma rimangono dubbi sull’applicazione

di Benedetta di Matteo

 

Qualche settimana fa, sull’accordo per politiche più ragionevoli per i bambini rifugiati, il governo Rutte ha rischiato la crisi. Poi la pressione dei liberal-progressisti D66 e dei cristiano-sociali Christen Unie ha piegato le resistenze del VVD e dei Cristiano democratici e consentito così di riconoscere ad una platea allargata di minori nel limbo dei richiedenti asilo ma da anni nei Paesi Bassi, la possibilità di rimanere. I termini, tuttavia, sono ancora poco definiti. E soprattutto i tempi. Martin Vegter è avvocato dell’associazione Defence for Children che da tempo segue la questione del kinderpardon

Mr. Vegter, grazie all’accordo raggiunto lo scorso mese molti rifugiati minorenni otterranno il diritto di rimanere nei Paesi Bassi. Quanti saranno i bambini e le famiglie che ne beneficeranno?

Ancora non si sa. Stando alle fonti governative si parla di circa 7000 casi da ridiscutere, ma siamo in attesa di dati ufficiali. Attualmente non è chiaro il numero esatto di casi che verranno riaperti. La volontà del governo è quella di ridiscuterli uno per uno prima della fine del 2019, fatta eccezione per le procedure d’appello.

Quali ricadute pratiche avrà la decisione di abolire il controverso “Kinderpardon”, la grazia per i minori?

Nel 2013 il governo olandese approvò due regolamenti: uno preliminare e uno permanente. L’ultimo prevedeva che i rifugiati minorenni  potessero risiedere nei Paesi Bassi per almeno 5 anni prima di febbraio 2013. Una delle condizioni contenute nel regolamento era il “criterio di collaborazione” (meewerkcriterium) secondo il quale i genitori o i tutori legali dovevano collaborare con le autorità per il rimpatrio. Con il tempo questo criterio era divenuto molto limitante, concedendo la “grazia” solo a situazioni estreme considerate eccezioni. Il Kinderpardon veniva applicato solo quando il paese d’origine era ritenuto troppo pericoloso o in caso d’apolidia. In questo modo, solo a una porzione ridotta di minorenni fu concesso il diritto di rimanere nei Paesi Bassi.
Ciò che rendeva il Kinderpardon una pratica così controversa era la scarsa considerazione di molti fattori, quali il benessere dei minori e il loro livello d’integrazione nella società olandese. Speriamo che le direttive che sostituiranno nei prossimi mesi quelle del 2013, vadano in questa direzione.

Legalmente parlando l’accordo può essere considerato un passo avanti?

L’abolizione delle misure precedenti in favore di queste nuove direttive rappresenta una buona notizia per i diritti dei minori e delle loro famiglie; è fondamentale infatti che le esigenze di bambini e famiglie vengano incluse nella legge d’immigrazione olandese.

Stando all’accordo, i Paesi Bassi ridurranno il numero di rifugiati accettati all’interno del programma ONU. Qual è la sua opinione in merito?

Pensiamo sia una parte orribile del compromesso. Stiamo parlando di una trattativa che coinvolge rifugiati: soggetti estremamente vulnerabili. Siamo disgustati dal fatto che questo condizione sia parte dell’accordo.  Molte altre organizzazioni umanitarie sono in linea con il pensiero di Defence for Children. Parlare di trattative  quando si ha a che fare con vite umane è decisamente un controsenso, a prescindere dal colore politico.


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