Uno studio pubblicato dal consiglio comunale di Amsterdam ha analizzato i tassi di mortalità del coronavirus, confrontando le persone di origine olandese e quelle di minoranze etniche, comprese “quelle provenienti da paesi con redditi inferiori”. In entrambi i picchi della pandemia nel 2020, le persone provenienti dai paesi più poveri rappresentano il gruppo più numerose di vittime. 

La ricerca sottolinea come vari studi dimostrano che gli olandesi di minoranze etniche hanno maggiori possibilità di avere problemi di salute. Lo scorso anno ci sono state infatti molte più vittime tra persone originarie da Turchia, Marocco, Ghana e Suriname.

Lo studio, fatto dall’istituto di sanità pubblica di Amsterdam, insieme all’ospedale universitario UMC ed il centro di competenza Pharos, ha intervistato diversi gruppi di persone. Secondo le scoperte, i non-olandesi sarebbero meno propensi a fare un test, dopo aver mostrato i primi segni di malattia, oltre ad essere più riluttanti verso le vaccinazioni. 

“Dalle interviste con persone anziane di diverse origine etniche è emerso che tanti hanno dubbi sulla vaccinazione, la sicurezza e gli effetti collaterali, in parte perchè arrivano loro tante informazioni errate” analizza lo studio. “Alcune persone anziane diffidano anche del governo”.

Si ritiene che altri fattori siano una maggiore incidenza di malattie, causata da tabù culturali, famiglie grandi che condividono spazi ristretti, insieme ad una minore conoscenza della lingua olandese, che rende difficile l’accesso a informazioni più accurate.

Secondo il consigliere del partito Denk di Amsterdam, Sheher Kan, che aveva in precedenza già sollecitato la questione, il governo locale ha il dovere di raggiungere più persone, ampliando le lingue utilizzate in modo da informare anche le persone con livelli di alfabetizzazione inferiore.

“C’è bisogno di un approccio più pragmatico e di un cambiamento sistemico. Non è una novità che le persone provenienti da paesi come il Marocco e la Turchia, in media abbiano più problemi di salute rispetto al resto della popolazione e che ci sia una mancanza di competenze linguistiche negli immigrati di prima generazione. Sappiamo anche che le informazioni fornite dal governo risultano insufficienti” continua Kan.

Famiglie più numerose, case più piccole, tutti questi fattori contribuiscono ad un rischio di infezione maggior rispetto al resto della popolazione. 

Sheher Kan ha notato una certa riluttanza da parte del governo nel fornire informazioni in più lingue, sebbene a volte siano tradotte in inglese. “C’è chi teme che saranno attaccati dai partiti politici che guardano alla questione attraverso la lente dell’integrazione” afferma. “È importante avere l’olandese come prima lingua, ma se mandi una lettera in olandese che le persone non capiscono, allora qual’è il senso? Non si tratta di un invito a fare sport: si tratta di salute pubblica“.

Simone Kukenheim, capo della sanità del consiglio comunale di Amsterdam, ha dichiarato in un comunicato stampa che sta lavorando ad un approccio per informare meglio le diverse comunità, tramite servizi di consultazione in più lingue, sessioni nelle scuole in determinati quartieri e collaborazioni con leader di comunità, chiese e moschee.

“Vogliamo proteggere tutti gli abitanti di Amsterdam, nel miglior modo possibile, con informazioni accurate, e facile accesso alle vaccinazioni” ha inoltre aggiunto. “Sono già stati compiuti sforzi per indirizzare gli abitanti di Amsterdam, ma i risultati dello studio mostrano che serve un approccio più mirato. Facciamo appello anche alle comunità per collaborare insieme ed aiutarci a vicenda”.

Un altro grande problema è rappresentato dalla disinformazione sulle vaccinazioni tramite i gruppi Whatsapp, come ha riportato Mohamed Bouimj, direttore di Spior, una rete per le organizzazioni islamiche a Rotterdam. Secondo alcuni messaggi che circolano il vaccino renderebbe sterili, o causerebbe malattie più serie, mentre altri dicono che ti mettono un chip dentro il tuo corpo. Bouimj insieme al suo gruppo sta facendo del suo meglio per condividere informazioni corrette con le comunità.