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Migranti torturati in Sudan, non passa la sfiducia al sottosegretario. Il Belgio sospende gli accordi con Karthoum

Pic source: YT

Theo Francken, sottosegretario belga con delega all’immigrazione, si è salvato dalla mozione di sfiducia presentata dall’opposizione. Durissimo l’intervento del presidente della Camera federale, il liberale Patrick Dewael (Open VLD) che ha chiesto polemicamente al falco del governo Charles Michel: cosa c’è da festeggiare quando un migrante viene epulso dal paese?

Il riferimento è alla pioggia di Tweet di giubilo che Francken ha postato sul suo profilo dopo la bocciatura delle mozione di sfiducia presentata dai partiti di sinistra.

La bufera sul governo belga si è abbattuta subito dopo Natale quando è stato reso noto che un gruppo di richiedenti asilo sudanesi rimpatriati dal governo belga sarebbe stato torturato dalle forze governative del presidente Omar Al-Bashir, ricercato dalla corte de l’Aja per crimini contro l’umanità.

Francken ha sottoscritto la scorsa estate un protocollo con il governo di Karthoum lavorando in tandem con funzionari del Paese africano, una circostanza che ha fatto saltare sulla sedia attivisti ed osservatori per i diritti umani.

 

La notizia ha fatto il giro del mondo e media nordamericani hanno raccolto le testimonianze di 3 migranti sudanesi torturati, in un gruppo di 9 espulsi da Brussel.

Non solo: nonostante a dicembre il premier Charles Michael abbia rassicurato che i voli di rimpatrio verso il Sudan sarebbero stati sospesi fino a fine gennaio, quando un’inchiesta avviata dalle autorità del Belgio determinerà se il paese è pericoloso o meno per i migranti, Theo Francken aveva comunque preparato un nuovo charter pieno di richiedenti asilo pronto a partire per il Sudan.

Solo il divampare della polemica ha fatto fare un dietro front dell’ultimo minuto al sottosegretario belga. Ma nonostante la sua coalizione abbia fatto quadrato intorno a lui, il problema politico rimane: i toni di Francken e la sua retorica populista cominciano a diventare un problema per un governo fiammingo-nazionalista che cerca tuttavia di evitare derive estremiste e soprattutto la vicinanza a formazioni come il Vlaams Belang.

 

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