Durante l’ondata di coronavirus, il numero di profughi è rimasto basso in tutta la nazione. Tuttavia, con l’arrivo dei mesi più caldi, molte persone hanno iniziato a spostarsi di nuovo. A luglio, il numero di richiedenti asilo in Olanda è salito a 1679, dagli 888 registrati a giugno. Di questi, la maggior parte sono giovani uomini siriani, turchi, algerini, marocchini o nigeriani. Solo nel mese di luglio, 93 del totale sono minori non accompagnati. 

Nella provincia di Groningen, a Ter Apel, si trova il Centro per Richiedenti Asilo (AZC). Qui il governo fa le prime valutazioni per decidere chi sia adatto a richiedere lo stato legale di “richiedente asilo”. Le persone che ottengono lo status, vengono poi distribuite tra le varie municipalità olandesi, per permettere loro di iniziare un processo di integrazione e di iniziare le loro nuove vite.

Cosa succede, però, a tutti quei migranti che non ottengono lo status? In teoria, la legge dà 28 giorni di tempo per lasciare il Paese, dice Helmer Roelofs, il Coordinatore della Chiesa e delle Pubbliche Relazioni dell’organizzazione INLIA, di Groningen. INLIA è, appunto, l’organizzazione che si occupa di aiutare i migranti senza documenti a Groningen, cercando loro un alloggio.

Se – dopo 28 giorni e alcuni ulteriori step burocratici (tra cui una “finestra per la partenza” di 12 settimane) – i migranti non possono tornare in modo legale nei loro paesi d’origine, vengono dimenticati. “A quel punto gli viene detto che devono andarsene,” spiega Roelofs, “alcuni lasciano Ter Apel, mentre altri – quelli che rimangono per strada – vengono da noi”.

Il problema è che non tutti possono essere aiutati. I profughi sprovvisti di documenti che vengono da province diverse, non rispondono a tutti i criteri necessari. “Questo è un grande problema: dobbiamo dire di no a molte delle persone che si rivolgono a noi” continua Roelofs. Alcuni dei migranti che vengono abbandonati sulle strade possono trovare aiuto presso altre strutture, ma altri “semplicemente scompaiono dalla nostra vista, non sappiamo dove vadano a finire, e questo è tragico”.

Gli aiuti dello Stato durante il Covid-19

Nel pieno della pandemia, i migranti senza documenti che stavano vivendo sulle strade, sono stati aiutati dal governo nazionale, così come i senzatetto olandesi. Però, non appena le nuove linee guida sono state pubblicate dal governo il 1° di giugno, le possibilità di accedere a qualsiasi forma di alloggio sono state ridotte a zero, nonostante il coronavirus non fosse ancora finito.

“Li stanno mettendo sulle strade, di nuovo” dice Roelofs, “per alcuni mesi il governo nazionale ha realizzato che ‘doveva intervenire'”. Ora, però, i migranti irregolari vengono di nuovo ignorati.

Dimenticati sulle strade: di chi è la responsabilità?

Tutto ciò non rappresenta solo una violazione delle misure contenitive del contagio da Covid-19, Infatti, viene infranto anche il verdetto emesso nel 2014 dalla Corte sociale Europea: esso stabiliva che tutti i bisognosi dovrebbero ricevere cibo, vestiti e un alloggio da parte del governo olandese. La INLIA – insieme ad altre ONG che cooperano sotto il patrocinio del Consiglio Nazionale delle Chiese – sta ora cercando di appellarsi al governo.

Roelofs spera che la questione alloggi per i migranti senza permesso di soggiorno sia presto gestita a livello nazionale. 

Con l’aumento dei richiedenti asilo avvenuto questa estate, Roelofs ammette di essere anche preoccupato per la capienza. INLIA sta già trattando con la municipalità di Groningen per rinnovare e allargare le sue strutture ricettive. “Sospettiamo che a breve avremo problemi di capienza” dice, “se ci saranno più persone messe sulle strade dal centro di accoglienza di Ter Apel, molte di queste verranno ancora alla nostra porta”.