“Il disastro dell’MH17 è una pagina nera nella nostra storia”, ha dichiarato il primo ministro Mark Rutte al termine del Consiglio dei ministri di venerdi. Durante la conferenza stampa settimanale, il premier ha annunciato di non voler escludere alcuna mossa legale.

Le dichiarazioni giungono in un momento particolarmente teso con Mosca, dopo che Paesi Bassi e Australia, forti delle prove raccolte dal Joint Investigation Team -il pool di detective che rappresenta i Paesi di origine delle vittime del volo MH17, abbattuto nell’estate 2014 mentre sorvolava il territorio conteso del Donbass- hanno concluso che il missile è stato lanciato da un’istallazione militare russa.

“Ora sappiamo che la Russia è responsabile, in particolare per la consegna del missile BUK”, ha affermato Rutte, definendo “deplorevole” il fatto che la Russia abbia sollevato dubbi sui risultati delle indagini della JIT.

Mosca non riconosce l’attività svolta dal team perchè il Paese non è stato coinvolto nelle indagini.

Ma le rivelazioni dell’inchiesta non hanno impressionato il Cremlino: Dmitry Peskov, portavoce di Putin, ha smentito categoricamente qualunque coinvolgimento sollevando dubbi sulle conclusioni dei detecive. “Senza aver potuto partecipare alle indagini non sappiamo quanto siano affidabili siano le conclusioni”, ha tagliato corto Peskov.

La Russia punta il dito contro l’Ucraina che ha invece potuto partecipare all’inchiesta. Secondo il ministro degli esteri Sergey Lavrov, la tragedia sarebbe stata strumentalizzata per fini politici, dice Russia Today. 

Anche Mosca ha effettuato delle indagini, scrive ancora il portale, e le conclusioni degli esperti russi puntano alla pista ucraina: il missile che ha abbattuto l’aereo, infatti, sarebbe un vecchio 9M38, dismesso da tempo dall’esercito russo. Dopo il collasso dell’URSS, l’Ucraina avrebbe mantenuto armamenti degli arsenali sovietici e questo fatto spiegherebbe -dicono ancora gli esperti nominati da Putin- l’impiego di un missile di non recente fabbricazione.