di Virginia Zoli

Mevius è un vecchio capannone, un second hand straripante di oggetti di ogni tipo, quel genere di posti dove passi tutta una giornata a nuotare tra pile infinite di vestiti e montagne di libri usati. Statuette di porcellana, giochi per bambini, mobili d’antiquariato, bambole di pezza: tutto ammassato con criterio, sopra e sotto i tavoli di un unico stanzone.  

Arrivo all’ingresso con il fiato corto, dopo quasi un’ora di bicicletta, cercando il proprietario. Gideon Italiaander (sí, questo è il suo nome) è per un terzo italiano, per un terzo Jewish e per un terzo olandese, e ha la faccia simpatica. Gli chiedo di parlarmi un po’ del suo business, di spiegarmi come si manda avanti una “baracca” come questa, e soprattutto da dove prende tutta questa roba (?!).

“Mevius esiste da 16 anni, e funziona in modo semplice: la gente viene qui per vendere delle cose che non usa più, e noi le ricompriamo per rivenderle ad un prezzo più alto. Per questo siamo diversi dai Kringloop, dove le cose la gente le lascia gratis, le regala”.
Ora capisco il via e vai di persone fuori dalla porta, tutte cariche di borse, pronte a contrattare il prezzo migliore per una camicetta, una giacca o anche solo un porta-occhiali vuoto.

Sono molte le persone che vengono a vendere le proprie cose qui da voi?“, gli chiedo.

“Abbiamo ogni giorno più o meno 10 appuntamenti con clienti diversi. Tante persone però passano di qui spontaneamente, ci lasciano dei vestiti, o dei mobili, o qualsiasi altra cosa. Poi, abbiamo tanti clienti affezionati.”

Mi guardo intorno e intravedo bambole di porcellana dai lineamenti inquietanti, tanti oggetti di dubbia utilità, e persino un set da trucco per assumere le sembianze dell’aiutante nero di San Nicola.

La domanda sorge immediatamente spontanea: “Qual’è l’oggetto più strano che ti sia stato venduto?”

“Un tipo mi voleva vendere un cadavere, il corpo della moglie defunta.”, mi dice. Lo guardo sbigottita.

E tu, che hai fatto? L hai accettato? Hai chiamato la polizia?

“No, non l ho preso in negozio perché puzzava troppo”, risponde. 

Lo fisso perplessa, mentre lui inizia a ridere di gusto. Saranno i postumi della sera prima, sarà che in quel posto puoi aspettarti di trovare qualsiasi cosa, ma oggi credo a tutto. 

“Dai, stavo scherzando”, mi dice, “Una volta però ho comprato un cranio umano da un signore, per 5 euro. Poi l’ho rivenduto a 10”.