Coming out significa dichiarare pubblicamente il proprio orientamento sessuale. In una società in cui essere eterosessuale è considerato l’orientamento standard e “normale”, fare coming out riguarda le soggettività LGBTQIA+. È una scelta personale e ogni individuo dovrebbe avere il giusto tempo per farlo, senza forzature, con modalità che lo facciano sentire sicuro e accettato.

Obbligare una persona a dichiarare il proprio orientamento sessuale è una violenza. È accaduto in Olanda, più esattamente nella comunità scolastica protestante Gomarus a Gorinchem (Olanda Meridionale). Un’inchiesta del quotidiano olandese NRC ha rivelato che l’istituto ha costretto alcun* studenti a dichiarare la propria omosessualità a compagn* e genitori. Se non l’avessero fatto, sarebbe stata la scuola stessa a contattare le famiglie.

La difensora civica dei minori (in olandese Kinderombudsvrouw) Margrite Kalverboer ha dichiarato che la tutela de* ragazz* viene prima di tutto, anche in una scuola religiosa. Infatti, per quanto la Costituzione olandese permetta la libertà di insegnamento (art. 23) – e quindi anche l’approccio delle scuole religiose – i diritti di questi istituti non possono valere più di quelli dei ragazzi.

Una scuola omofoba?

A Gomarus, scuola superiore di matrice cristiana protestante, le pagine dei libri di biologia omettono le indicazioni sui rapporti sessuali e a lezione è vietato parlare di aborto, genitali e contraccezione. Tra i testi più usati c’è Matrimonio e famiglia (Huwelijk en Gezin, scritto dall’insegnante di religione del Gomarus). Tratta di relazioni, divorzio e sessualità e insegna, ad esempio, che l’uomo è la guida della famiglia e ha “l’ultima parola”, che la convivenza non è ammessa, che le ragazze non dovrebbero usare né contraccettivi né pillola abortiva. Il testo prevede anche dei capitoli sull’omosessualità, dove questa è descritta un peccato e, a tratti, una malattia incurabile. La scuola disapprova l’omosessualità come condotta e la ritiene un “peccato contro natura”. La disapprovazione spesso sfocia in abusi verbali, tentativi di cura (“Pregherò per te perché Dio possa curarti”, ha detto un tutore a un’allieva) e dichiarazioni omofobe. Un professore, ad esempio, ha detto a lezione di essere favorevole al carcere per i gay, riporta il quotidiano.

NRC ha intervistato otto giovani ex studenti sulle loro vicende, risalenti al 2016, all’interno del liceo. La scuola a costretto alcun* di loro a fare coming out con i genitori. La dinamica era sempre la stessa: dopo aver confidato la propria omosessualità a un tutor (o mentore), l’adolescente riceveva una convocazione dal coordinatore, una figura che nell’educazione olandese si preoccupa delle esigenze degli studenti e fa da supporto a tutor e insegnanti. Il coordinatore presentava quindi un aut aut: confessatevi ai vostri genitori o lo faremo noi al vostro posto. L’incontro avveniva in una stanza dalla quale l* studente non poteva uscire. Lì doveva aspettare l’arrivo dei genitori, già convocati a sua insaputa e in attesa all’entrata della scuola. Due ragazze hanno raccontato a NRC di aver chiesto, una volta davanti al coordinatore, di poter parlare ai propri genitori in autonomia e senza pressioni. Richiesta rifiutata. A una ragazza che nel 2019 ha espresso la volontà di denunciare la scuola è stata consegnata una somma di denaro in cambio del silenzio sull’accaduto.

Le reazioni della politica

Dopo l’inchiesta di NRC, sono arrivate dure reazioni da parte di alcun* parlamentari olandesi, secondo cui il Ministro dell’Istruzione Arie Slob (ChristenUnie) dovrebbe intervenire per evitare abusi del genere nelle scuole. Per Van Meenen (D66), che ha richiesto un confronto con Slob, la situazione è grave e pericolosa e “non può passare inosservata”. Per Rob Jetten, dello stesso partito, le studentesse sono state “coraggiose” a raccontare l’accaduto.

Secondo Kuiken (PvdA), l’evento è traumatico e va condannato. Dilan Yesilgöz (VVD) insiste sull’urgenza di tutelare le persone – giovani e non – da situazioni come questa: “Dobbiamo proteggere ragazze e ragazzi da scuole che li obbligano a fare coming out o che tentano di curare l’omosessualità.”

Peter Kwint (SP) parla di “violenze finanziate dallo Stato”

Come ha risposto la scuola in questione?

L’amministratore dell’istituto Chris Flikweert ha detto a NRC di essere solo a conoscenza di uno dei tre coming out di cui ha raccontato il quotidiano. La sua versione dei fatti è un’altra: in un colloquio con i genitori, l’orientamento della ragazza in questione sarebbe venuto fuori nella discussione in modo non intenzionale. La studentessa avrebbe espresso la volontà di andarsene e il coordinatore delle cure avrebbe esercitato una “notevole pressione” su di lei per farla rimanere nella stanza. “Riteniamo che il modo in cui quella conversazione ha avuto luogo non sia opportuno. Abbiamo infatti discusso dell’incidente con la studentessa e abbiamo chiuso la questione”, ha spiegato Flikweert.

Secondo Flikweert, la scuola non ha mai sostenuto che le persone omosessuali debbano andare in prigione. “Non crediamo che le le persone debbano essere mandate in un istituto per essere guarite o cose del genere”. Ha precisato che l* studenti possono segnalare commenti inappropriati da parte de* docenti e che i libri di biologia sono completi, nessuna parte è stata rimossa. Che l’omosessualità possa essere curata è scritto in due libri che vengono usati nell’istituto, riporta NRC, ma Flikweert ha detto di non conoscere tutti i testi utilizzati.