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Nel pomeriggio la Corte suprema emetterà la sentenza nel processo a Geert Wilders per il celebre “meno marocchini” pronunciato durante un comizio nel 2014. Il caso ha attirato l’attenzione dei media nazionali e internazionali perchè è ritenuto da molti un punto centrale per stabilire il confine tra libertà di espressione e istigazione all’odio. 

Tutto cominciò quando il leader del PVV Geert Wilders, durante la serata elettorale post-amministrative, chiese ai suoi sostenitori “Volete più o meno marocchini?”. E la risposta fu: “Meno!”. Con Wilders che aggiunse: “Ce ne occuperemo”. La vicenda venne immortalata in video e trasmessa dalla tv nazionale.  Migliaia di persone, di lì a poco depositarono denunce per discriminazione e nel 2016 Wilders è stato condannato dal tribunale dell’Aia per insulti di gruppo e incitamento alla discriminazione, ma il giudice decise di non infliggere alcuna pena.

Tanto Wilders quanto il PM, per ragioni opposte, hanno fatto ricorso in appello, spiega NOS.  “Il pubblico ministero perché i giudici non hanno dichiarato Wilders colpevole in tutti i punti dell’accusa”, dice il giornalista Mattijs van de Wiel, che ha seguito il caso per sei anni. “Non è stato condannato per incitamento all’odio e nemmeno per le dichiarazioni che aveva fatto una settimana prima”.

In questi anni, Wilders ha utilizzato il processo come palco politico, cercando di far ricusare i giudici e chiedendo al tribunale che venissero convocati come testimoni, tra gli altri, il re e il leader del D66. In realtà, RTL Nieuws, ricorda NOS, ha dimostrato che PM e ministro della giustizia avrebbero discusso del processo, violando il principio di separazione e la neutralità delle cariche giudiziarie. Inoltre, gli avvocati di Wilders sono comunque riusciti a far sostituire un togato, dimostrando che le sue opinioni politiche espresse in pubblico erano avverse al leader islamofobo.

La scorsa settimana, a Wilders è stata data l’ultima parola come sospetto e questo pomeriggio il tribunale si pronuncerà quindi nella corte extra sicura di Schiphol.