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Un no-deal sarebbe stato peggio per i pescatori ma anche questo accordo per la Brexit, in vigore dalla mezzanotte, farà diversi danni, scrive il Trouw. Ci sarà, probabilmente, meno pesce disponibile, dicono al quotidiano di Amsterdam Arnout Langerak e Gijs Duijndam della compagnia di pesca Cornelis Vrolijk.

I prossimi 5,5 anni ci saranno sempre meno aringhe e sgombri nelle stive e nel 2026, il 12% in meno della quota attuale dice Langerak. La quota di aringhe più bassa è infatti uno dei risultati dell’accordo sulla Brexit tra Londra e Bruxelles: i pescatori europei potranno pescare per altri 5,5 anni nelle acque britanniche dal 1 ° gennaio, ma in media 1/4 in meno di prima. Nel 2026 Unione Europea e Regno Unito torneranno a parlare di accesso alle acque britanniche.

La riduzione del pescato di sgombri è un problema per molte aziende, perché questo è il pesce più redditizio tra le specie pelagiche. Con no-deal, il rischio sarebbe stato una percentuale ancora più bassa, stabilita interamente da Londra. Quel pericolo è stato scongiurato ma le aziende che lavorano in mare, hanno il loro progetto pensato per un sistema come quello precedente alla Brexit.

Ora, alla quota inferiore si aggiunge l’incertezza su ciò che sarà tra 5,5 anni:  “Avremmo preferito un accordo a lungo termine di 25 anni”, afferma Vrolijk. “Allora sai dove ti trovi.” E ora la società di pesca è titubante su nuovi investimenti, come navi più moderne.

Meno pesce vuol dire meno introiti e una contrazione, probabile, del settore.