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EU

Mattia Guidi (Università di Siena): partita su Recovery Fund ancora aperta



di Viola Zuliani

 

Uno degli appuntamenti più attesi ed importanti dell’agenda europea dell’ultimo mese è stato, senza dubbio, la riunione dell’Eurogruppo dell’8 maggio scorso, quando i Paesi europei hanno deciso l’adozione di uno strumento di sostegno per gli Stati più colpiti dalla pandemia. La prossima settimana, potrebbe essere cruciale: se Francia e Germania sono orientate all’adozione di strumenti comuni, l’Olanda rimane ferma sulle sue posizioni conservatrici, annunciando un piano alternativo non ancora reso pubblico.

Qualche settimana fa, avevaml intervistato Mattia Guidi, professore di Scienze Politiche dell’Università di Siena, ora lo abbiamo ricontattato per fare il punto. Dopo il pesante scontro nord-sud, l’accordo di massima raggiunto, a vantaggio di chi va?  “I Paesi del sud Europa hanno segnato un punto a favore” afferma il docente riferendosi al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).Durante la riunione dell’Eurogruppo, infatti, è stato stabilito che i fondi del MES verranno usati senza nessuna condizionalità, “a patto vengano impiegati per spese sanitarie e per quelle accessorie”, conferma Guidi.

Memori della catastrofe greca, non era proprio il MES che i Paesi del sud volevano evitare a tutti i costi? “Il MES è pensato per situazioni di crisi in cui lo Stato vede esplodere il deficit di bilancio e non riesce più a finanziarsi sui mercati ad un tasso ragionevole. I finanziamenti vengono erogati a condizioni rigide che vengono ratiticate con la firma di un Memorandum of understanding”, spiega il docente. In questo caso, si è esplicitamente detto che non esisterà nessun memorandum e, di conseguenza, nessuna condizionalità, se non il rispetto della promessa di utilizzare il denaro per far fronte alle spese sanitarie. Possiamo quindi affermare che la situazione attuale non è paragonabile a quella già affrontata dalla Grecia.

Il MES, in questo caso, prevede l’erogazione di un massimo di 35 miliardi a Paese, una somma che difficilmente sarà sufficiente all’Italia per ripartire in maniera adeguata, lo conferma anche Mattia Guidi: “L’accordo sul MES è sicuramente vantaggioso per i Paesi del sud, però parliamo di un’entità di risorse relativamente scarsa quindi, senza altre risorse, è poco”.

Effettivamente, questo “altro” che potrebbe intervenire a sostegno del fondo esiste da pochiessimo, ed è chiamato Recovery Fund: per ora tuttavia, ha solo un nome: “Mi sembra che le posizioni siano ancora molto distanti.” afferma Guidi, riferendosi alla volontà dei Paesi Europei di adottare il recovery fund. “L’unica cosa su cui si sono trovati d’accordo è che questo Recovery Fund ci debba essere ma con quali soldi si deve finanziare, se deve prestare oppure erogare i fondi, non è noto”, continua il docente.

Si tratta però di precisazioni importanti, in quest’ambito. Sapere se “il denaro ottenuto da questo fondo sarà un debito che poi ciascuno stato dovrà restituire, o se sarà come i fondi di coesione che gli stati ricevono, spendono, e vengono poi finanziati con il bilancio comune, fa una grande differenza”, spiega il professore.

Le previsioni che possiamo fare in questo momento sono limitate, poichè sono molti i punti sui quali la Commissione dovrà discutere per arrivare a delle conclusioni. Il Ministro delle Finanze olandese Hoekstra, si è detto a favore perchè la definizione è vaga e potra essere qualsiasi cosa. Tranne eurobond. “Ognuno ci legge quello che vuole”, commenta Guidi, “il ministro olandese può dire che eurobond non è scritto da nessuna parte e l’Italia può continuare a dire che se ne sta parlando. Molto si giocherà sul significato delle parole”.

Questa ambiguità, però, non è necessariamente favorevole ai Paesi del nord: in una situazione in cui questi Stati decidano di mantenere una linea contraria a bond comuni e ad un aumento del budget, le risposte possono essere molteplici. Una delle quali, potrebbe essere l’emissione di titoli di debito nazionali da parte dei Paesi del sud. A questo punto, la BCE dovrà decidere se sostenere o meno il debito di questi Paesi: “Se non lo sostiene probabilmente crolla l’euro, quindi è probabile che la BCE a quel punto debba farlo.”, afferma Guidi.

Possiamo affermare, quindi, che la situazione attuale sia ancora aperta e per niente definita. Il MES è sicuramente un aiuto, ma non è abbastanza per permettere all’Italia di uscire da una crisi di portata così ampia come quella del coronavirus.






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